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NEWS 25 luglio 2014    
Un secolo dopo la Grande Guerra si puà ragionare su quell’«inutile strage» serenamente, da cattolici?

“Sold. Riboldi Giuseppe, 89 Fant. 14-5-1883, 3-1-1917. Pasubio”. Così è scritto su una lapide del piccolissimo cimitero di S. Agata Martesana (MI). Le targhe, singole, che ricordano i caduti della Prima guerra mondiale (1914-18) originari della frazione sono sparse lungo tutto il muro di cinta del camposanto, e non si dimenticano neppure i dispersi. Non c’è località dell’arcidiocesi milanese in cui la Grande Guerra, per l’Italia cominciata nel 1915, non abbia seminato qualche lutto.

E’ il triste tributo di sangue (oltre 600.000 vittime, è stato calcolato) che gli italiani pagarono alla smania di vittoria del re Vittorio Emanuele III (sul trono 1900-46) e delle elites liberali al governo, che con la presa militare di Trento e Trieste, inserita in un conflitto generale europeo, in cui i cosiddetti “poteri forti” causarono deliberatamente la scomparsa dell’ultimo regno cattolico, l’Austria-Ungheria, intesero coronare il Risorgimento. Nei loro piani, le trincee avrebbero saldato la popolazione italiana in una causa comune, che facesse finalmente dimenticare tutti i campanilismi e le ferite interiori provenienti dalle vicende del secolo XIX.

Fu così solo in parte. La Grande Guerra mise fianco a fianco il soldato milanese con quello napoletano. Tuttavia, una nazione abbisogna di altri collanti oltre al sangue versato, e questo i Savoia non erano in grado di offrirlo, avendo guerreggiato per oltre 50 anni con la Chiesa e l’identità cattolica del Paese. I reduci percepirono al fronte certamente un forte senso di militanza, tuttavia fu una parentesi straniante, che creò una generazione di giovani difficile da riassorbire, distrusse certezze millenarie ed instillò un senso di disagio che prese poi le forme dei totalitarismi.

Tradizionalmente la Prima guerra mondiale è indicata come il momento in cui anche la componente cattolica si riallineò allo Stato compiendo fino in fondo il dovere di difendere la patria. Non solo in Italia, ma anche in Francia lo stato maggiore dell’esercito mise molte energie nell’instillare sentimenti di religiosità. In tante famiglie italiane si conservano i santini della Comunione pasquale del bis-nonno sul fronte. Tuttavia, la Chiesa colse subito il carattere ideologico del conflitto. S. Pio X (1903-14), che morì all’inizio della guerra, si rifiutò di benedire qualsiasi parte in causa, pur simpatizzando per l’Austria. Lo stesso fece il successore Benedetto XV (1914-22), che continuò a proporsi come mediatore, appoggiandosi in particolare al beato Carlo d’Asburgo (1887-1922), l’ultimo imperatore di Vienna.

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