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Violante: «Le dissero di abortire, ma mia madre mi ha salvato»
NEWS 8 Maggio 2024    di Federica Di Vito

Violante: «Le dissero di abortire, ma mia madre mi ha salvato»

«Ho intervistato Luciano Violante. Racconta di sua madre che lo ha salvato, poi abbandonato, poi cercato. Di sua moglie. Del suo ultimo libro, che indaga la passione del nostro tempo per la morte e la guerra, e la scomparsa della mediazione», così la giornalista Simonetta Sciandivasci – di cui abbiamo parlato quando ha raccontato del suo aborto – ha presentato su X l’intervista all’ex presidente della Camera, storico esponente della sinistra e magistrato. Forse è al tramonto della vita, come descrive san Giovanni della Croce la morte, che i sentieri che ci hanno condotto in questa terra appaiono più decisivi.

Perché di fronte all’opzione vita o morte c’è sempre un progetto d’amore di un Dio amante della vita,  anche per chi non lo sa. Tuttavia, in quello stesso progetto rientra la misteriosa e sconfinata libertà data all’uomo. Ecco perché qualcuno sceglie la morte e qualcun altro di non abortire, anzi, di dare la vita a qualsiasi condizione. È così che Luciano Violante è venuto al mondo, il 25 settembre 1941 a Dire Daua (Etiopia) in un campo di concentramento dove la famiglia era stata internata per volontà degli inglesi, il padre giornalista comunista era stato costretto dal regime fascista a emigrare.

Ma io ti ho sempre salvato (Bollati Boringhieri, 2024) è il titolo del saggio scritto da Violante «sull’innamoramento del nostro tempo per la morte, sull’incapacità di riconoscere e difendere il valore della vita umana», citando l’intervista. In qualche modo si è messo a nudo per «dovere verso mia madre», racconta l’ex magistrato, «perché mi ha dato la vita, mi ha salvato e, anche se il suo abbandono è stato un trauma, dopo è tornata a cercarmi e siamo riusciti a riannodarci». Nel libro racconta che sua madre l’ha partorito in condizioni estreme mentre le altre prigioniere le avevano consigliato di abortire, l’ha poi protetto mentre nel 1943 scappava a piedi da Napoli alla Puglia per raggiungere il padre. Abbandonato a 11 anni per incompatibilità con un marito traumatizzato dal campo e dalla guerra, l’ha poi ricercato.

Per questa storia riappacificata Levante ha potuto ascoltare le ultime parole della madre: «Ma io ti ho sempre amato». Non sappiamo quanto quella volontà di volerlo al mondo abbia dato forza a Luciano Violante nel corso della sua vita personale, della sua carriera politica, di tutte le sue scelte. E neanche quanto il trauma dell’abbandono lo abbia poi caricato di un peso tutt’altro che leggero. Ciò che sappiamo per certo è che per quella originaria scelta oggi è qui a poter parlare di «mediazione», «disamore per la democrazia» e di «rispetto per la vita». Nell’intervista a La Stampa, Violante per “rispetto per la vita” fa riferimento alla machiavellica «capacità di comporre i conflitti i conflitti prima che [esplodino, n.d.a.]» e alla capacità di un buon governo di «mettere insieme le politiche […] che si occupano della vita, e cioè di scuola, sanità, lavoro, retribuzione adeguata». Non parla esplicitamente di natalità, che a suo parere rimane un «fatto privatissimo e non politico».

Oltre alla testimonianza sulla scelta della madre di non abortire, gli dobbiamo anche le parole spese contro l’utero in affitto. È nel 2023 che, intervistato dal quotidiano Libero, aveva dichiarato: «Ciò che oggi può apparire un diritto, domani può diventare una fonte di nuova schiavitù. Un limite insuperabile all’esercizio dei diritti è la non commerciabilità del corpo umano. La commerciabilità del corpo genera oppressione sociale. È nostro dovere civile evitarla».

Nonostante oggi rimanga impossibile concepire come una qualunque forma di “rispetto per la vita” possa convivere con le scelte mortifere della sinistra, di fronte alla testimonianza vivente raccontata, viene da chiedersi se la sinistra odierna possa ancora ascoltare le tanti voci della stessa appartenenza politica che un tempo si alzavano contro l’aborto, oggi completamente silenziate. Per questo, un grazie al coraggio per la gratitudine espressa da Luciano Violante è dovuto anche da parte nostra. (Fonte foto: Imagoeconomica)

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