Lunedì 02 Marzo 2026

Referendum, un flop (annunciato) affonda il campo largo

Intorno al 30% la percentuale dei votanti ai 5 quesiti referendari. Oltre al mare e alla disaffezione del voto forse hanno pesato anche i temi poco comprensibili per la popolazione. E probabilmente tanti sono rimasti a casa per mandare a casa i quesiti stessi

Progetto senza titolo 7
Il referendum è fallito: nessuno dei cinque quesiti ha raggiunto il quorum. A niente è valsa la manifestazione per Gaza (strumentalizzata) di sabato con l’appello al voto. Questa infatti è stata la situazione delle varie regioni: la Toscana con oltre il 39% si attesta il primo posto per il numero di cittadini recatisi alle urne. Al secondo posto l’Emilia Romagna con il 38%, poi la Liguria e il Piemonte entrambe con il 34,5% circa. Subito dopo le Marche (32,7%) seguite dall’Umbria (31,3%) - in cui un comune, Paciano, ha raggiunto il quorum con 51,8%… - e dalla Basilicata (31,1%). Quindi il Lazio (31%), la Lombardia (poco meno del 31%), l'Abruzzo (29, 8%), la Valle d'Aosta e la Campania (29,%), la Puglia (28,5%), Il Molise (27,8%), il Friuli Venezia Giulia (27,5%), Sardegna (27%) e Veneto (26,3%). Fanalino di coda: Trentino Alto Adige con 22,5%, Calabria e Sicilia, appaiate al 22-23%. Al di là della generale disaffezione al voto e del fascino del mare di giugno non occorreva essere dei profeti per pronosticare un sicuro flop dei cinque quesiti referendari. Innanzitutto perché si trattava di almeno quattro quesiti piuttosto tecnici e di non immediata comprensione - e questo lascia pensare che si tratta di materie che innanzitutto dovrebbero trattare e spiegare i legislatori che sono stati eletti proprio per questo. L’esercizio di democrazia è sempre importante ma non tutto può passare direttamente dal popolo. Il quinto quesito poi, quello sulla cittadinanza da concedere agli stranieri dopo 5 anni di residenza al posto di 10, e dunque il più prettamente politico, ha registrato una sconfitta ancor più forte del quorum non raggiunto (30,6%). Colossale se si pensa che il 35% ha votato No. Che vista in un’altra prospettiva ancora può essere intesa come la vittoria di chi non vuole cambiare questa legge, esercitando il diritto di non recarsi al voto referendario. Inutile dire che su questi ultimi severissimo è stato il tribunale dei social che non ha risparmiato commenti e minacce quali «ignoranti», «analfabeti funzionali» o «tafazzisti». Probabilmente sono gli stessi che si stanno chiedendo se i soldi spesi per questo referendum non sarebbero stati più utili altrove - pare che la Cgil solo per promuovere il referendum sui social abbia investito quasi 230mila euro. Quando ieri ancora i dati non erano completi ma si intravedeva un’affluenza ben lontana per l’obiettivo del “campo largo”, dalle parti di Landini e della Schlein si era parlato della “speranza” di raggiungere la misera soglia del 30%. E ancora prima, a poche ore dal voto, era stato Francesco Boccia a dichiarare il vero intento del referendum: superare i 12 milioni e 300.000 voti, ovvero il numero di voti con i quali Giorgia Meloni è salita alla presidenza del Consiglio. E qui verrebbe da chiedersi ancora: ma era importante dare la cittadinanza ai migranti e tutelare maggiormente i lavoratori o dare prova della forza politica dei vari partiti? Si è trattata di strategia referendaria per definire i rapporti di forza all’interno dell’opposizione spingendosi forse a rintracciare chi governerà l’Italia in caso di sconfitta del centrodestra nel 2027. In fondo ci avevano avvisati, questo referendum sarebbe stato un «avviso di sfratto al governo»… (Fonte foto: Imagoeconomica) ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!

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