Perché Eusebio di Cesarea inizia la sua catechesi storica parlando di Erode, colui che, nel tempo della Natività, aveva ordinato la strage dei bambini di Betlemme? Per dimostrare che, proprio con Erode il Grande, si era rotta l’Antica Alleanza tra Dio e il popolo d’Israele, in quanto, essendo egli il primo re straniero, venivano a cessare con lui quei capi del popolo giudaico che prima diventavano tali solo per discendenza atavica. Questo importante particolare lo aveva già evidenziato uno storico precedente a Eusebio, Giuseppe Flavio (37-100 d.C.), che nelle sue Antichità Giudaiche (XIV, 8) aveva scritto che, all’epoca di Augusto, i Romani affidarono il regno dei Giudei al primo re di razza straniera: con Erode si era rotta così un’antichissima tradizione regale, perché egli non era israelita, ma idumeo da parte di padre e arabo da parte di madre. Suo nonno, un certo Erode di Ascalona, era uno degli schiavi che stava nel tempio di Apollo, ed ebbe un figlio di nome Antipatro che fu rapito ancora bambino da briganti idumei con i quali rimase a lungo tempo assorbendone i costumi, perché il padre era povero e non poteva riscattarlo, ma entrò poi nelle grazie di Ircano, a quel tempo sommo sacerdote. Da Antipatro nacque Erode, uomo astuto che seppe trasformare in vantaggio l’occupazione della Palestina da parte dei Romani, e stringendo legami con essi riuscì a farsi nominare re dei giudei. Questa nomina, ottenuta non per sangue regale, ma tramite un decreto del Senato romano ai tempi di Augusto, fu vista come un segno della fine dell’Antica Alleanza (cfr Gn 49,10) perché, come scrive Eusebio, Erode era il primo re straniero, e quindi, conformemente alle profezie, «vennero meno, a partire da lui, i capi che dopo Mosè governarono per diritto di successione sul popolo giudaico» (Historia Ecclesiastica, I,6).
Ecco il vero motivo per cui Erode temeva la notizia di un messia: perché sapeva di aver ottenuto la corona tramite intrighi politici, e pertanto temeva che il popolo considerasse illegittima la sua successione al trono. Scrive infatti Eusebio: «Erode poi, che non teneva in nessun conto la stirpe degli ebrei, tormentato dai suoi oscuri natali, fece bruciare i registri delle generazioni, custoditi negli archivi, che comprendevano l’elenco delle stirpi ebraiche […] Pensava così di apparire di nobile stirpe, perché nessuno avrebbe potuto attingere dal registro pubblico» (ibid, I,7). Egli poteva «ricondurre così la sua nascita fino ai Patriarchi». Ogni tentativo di affermare il contrario era visto come una minaccia. È in questa chiave che va letta la strage degli innocenti da lui ordinata.
Non solo, ma la rottura dell’Antica Alleanza si rifletté anche sulla nomina dei sommi sacerdoti: «Subito dopo, in seguito a ciò, cessò anche la successione ereditaria del sommo sacerdozio, che era passato, fino a quel momento, ai diretti discendenti per diritto di nascita». Infatti «Erode, dopo aver ricevuto il regno dai Romani, designò sommi sacerdoti non più i discendenti da antica famiglia sacerdotale, ma conferì tale onore a sconosciuti » (ibid, I,6). E questa cosa proseguì pure col figlio e successori.
Anche Giuseppe Flavio, vicinissimo al tempo di Gesù, aveva confermato questi fatti, in linea con altri storici greci, e scrive che Erode aveva perfino chiuso col suo sigillo la sacra veste dei sommi sacerdoti, cui fu impedito da quel giorno in poi di indossarla (Antichità Giudaiche, XVIII, 92-93). Tutto ciò, come profetizzato da Daniele, era il segno evidente che fosse giunta l’era del Messia, vero Re e vero Sommo Sacerdote: «Sarà ucciso un Consacrato senza che in lui sia colpa… Stringerà alleanza con molti…» (Dn 9,24- 27). Eusebio leggeva tra l’altro questo passo in lingua greca, dove il termine “consacrato” era riportato come Christòs, e ciò gli confermava in modo ancor più evidente, come anche ad altri antichi Padri, che era Gesù in realtà il vero Messia profetizzato dalle Scritture. Infatti, Eusebio legge nella genealogia sacra di Gesù, riportata nei vangeli, il segno della sua legittima discendenza: era Gesù, e non Erode, il legittimo Re e il legittimo Sommo Sacerdote. Sia la genealogia riportata da Matteo secondo la successione di nascita, sia quella riportata da Luca secondo la successione di legge, concordano nell’individuare in Giuseppe, lo sposo di Maria, l’anello di congiunzione finale tra l’autentica discendenza e Gesù. Ma anche Maria, genitrice di sangue, godeva di questa successione, perché, come spiega Eusebio, «anche Maria compare come membro della medesima tribù, poiché la Legge di Mosè proibiva il matrimonio tra membri di tribù diverse; essa prescriveva infatti di unirsi in matrimonio con un altro dello stesso popolo e della stessa patria, affinché l’eredità della stirpe non passasse da una tribù all’altra» (op. cit. I,7).
IL TIMONE N. 99 – ANNO XIII – Gennaio 2011 – pag. 61