martedì 5 marzo 2024
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di AA. VV.
il Timone N. 234 di Dicembre 2023

I retroscena sul caso Indi Gregory

Per quanto siano trascorse alcune settimane del suo drammatico epilogo, il caso di Indi Gregory – la bimba inglese di otto mesi affetta da una malattia del Dna mitocondriale della quale i medici, nel suo assai presunto «best interest», hanno chiesto e purtroppo ottenuto l’uccisione – resta vivissimo nella mente e nel cuore di milioni di persone. Che giustamente, come fu per altri casi, quelli di Charlie Gard, Isaiah Haastrup e Alfie Evans, proprio non riesce a capacitarsi delle ragioni giuridiche e culturali che hanno reso possibile una simile condanna a morte.

Per questo, il Timone di dicembre dedica il suo Primo Piano alla piccola Indi. E lo fa ripercorrendo anzitutto l’intera cronaca della vicenda, con un articolo di Giuliano Guzzo, ma anche mettendo in luce gli aspetti teologici di questa tragedia, con una riflessione di don Antonello Iapicca. I lettori trovano poi il racconto esclusivo sul caso di Simone Pillon, l’avvocato che ha fatto di tutto, su mandato della famiglia Gregory, per provare a portare a portare la loro bambina all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che si era detto pronto ad accoglierla.

Infine, il Primo Piano vede una riflessione di Pino Morandini, già magistrato e vicepresidente nazionale del Movimento per la Vita italiano, centrata proprio sul «best interest» e volta a dimostrare come in uno Stato di diritto il «migliore interesse» possa essere sempre e solo la vita. Accanto a questa riflessione, un’analisi di Giulia Bovassi, ricercatrice e bioeticista, la quale partendo proprio dal caso di Indi Gregory evidenzia come in nessun modo l’ausilio alla respirazione possa essere considerato né considerabile come una forma di accanimento terapeutico.

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