martedì 03 agosto 2021
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di AA. VV.
il Timone N. 204 di Marzo 2021

Jérôme Lejeune: «Ogni essere umano ha diritto alla vita»

«Visceralmente legato al rispetto di ogni persona umana e dei diritti di ciascuno, Jérôme ritiene dunque una forma di carità impellente occuparsi e denunciare quei discorsi che tentano di legittimare la morte di persone innocenti mediante una falsa pietà – scrive sul numero di marzo Aude Dugast, postulatrice della causa di beatificazione – Per Jérôme dire la verità con compassione è una delle più alte espressioni della carità, perché la luce della verità è un balsamo per l’intelligenza e per il cuore, mentre invece la menzogna impedisce la prevenzione del male e la guarigione».

 

 

Nel dossier parla anche Pierluigi Strippoli, professore di genetica e responsabile del laboratorio di genomica del Dipartimento di Medicina specialistica dell’Università di Bologna. Classe 1964. « Lejeune era geniale sia dal punto di vista scientifico, che umano: prendeva tutto il tempo per ogni bambino, lo visitava sulle ginocchia dei genitori, facendo loro capire la ricchezza presente nel piccolo e non solo i suoi limiti. Amava questi piccoli per la positività che erano e quindi cercava una via per superare i limiti che li facevano soffrire, risolvendo un grande paradosso». Quale? «Quello per cui o si vede solo la malattia eliminando il paziente o si dimentica la malattia sostenendo che siccome bisogna accettare questi bambini così come sono, la ricerca è dannosa. Lejeune invece diceva: “L’arte della medicina è amare il paziente e odiare la malattia”».

R

«Mio padre amava la vita. La venerava come un dono di Dio – scrive la figlia Clara nel dossier di marzo – . La guardava e ammirava il suo genio. La vita degli uomini ovviamente, ma anche quella della natura e degli animali. Quando ci portava a fare una passeggiata la domenica nella pianura della Beauce, ci rendeva consapevoli del suo splendore attirando la nostra attenzione sul volo di un uccello, la struttura di una spiga di grano, il flusso dell’acqua o la rotondità della terra che si poteva percepire stando sdraiati con la testa all’indietro guardando l’orizzonte per intuirne la curvatura. Ce lo diceva spesso. La differenza tra gli uomini e gli animali è la capacità di ammirare…» (per leggere il dossier abbonati o acquista Il Timone)

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