IL VANGELO DELLA DOMENICA
IL VANGELO DELLA DOMENICA
Il Battesimo spiegato da un quadro e tre sassi
La predica corta della domenica, in gennaio l'omelia di don Massimo Vacchetti
11 Gennaio 2026 - 07:00
A Natale, tra i tanti regali, ricevo un quadretto, con alcuni sassolini che riproducono delle figure che rappresentano evidentemente la Sacra famiglia. Un oggetto non particolarmente bello e che probabilmente avrei accantonato se non fosse per chi me lo ha fatto.
Bruna si dice non credente, ma negli ultimi mesi, complice l’ingresso del dolore nella sua famiglia, ha riscoperto la preghiera.
Questo regalo è il segno della sua riconoscenza per il cammino che insieme stiamo facendo. Pongo il quadretto nella mia libreria e mi accorgo che c’è una scritta. Christening day.
In una prima battuta, lo confondo con Christmas day…d’altra parte, è un regalo di Natale e le miniature di sassi sono un
riferimento alla Natività. La scritta, però, non mi convince. Christening day. Su Internet, imparo che è il nome inglese del Battesimo. Christening day indica cioè il giorno in cui si diventa cristiani. Si tratta con tutta probabilità di un oggetto da regalare in occasione di un battesimo.
Le piccole sculture di pietra non raffigurano Giuseppe, Maria e Gesù…ma un uomo, una donna e il loro figlio; mia madre, mio
padre e me. Io sono quello che pensavo fosse Gesù. D’altra parte, il Battesimo è proprio questo. “Io non più io”. Io, Massimo non sono più Massimo, ma in me è venuto ad abitare per la potenza dello Spirito di Dio, Gesù. Io sono come Gesù. Io sono di Gesù. Io sono un altro Gesù.
Mia mamma mi ha reso figlio di Dio, amato, il giorno stesso della nascita. Mi ha battezzato lei stessa sul letto d’ospedale subito dopo essere nato senza alcuna motivazione d’urgenza. Tutti i suoi cinque figli sono stati battezzati il giorno della
loro nascita. Non so dove avesse preso questa tradizione. Non so se per paura o per un eccesso d’amore. Forse, nemmeno lei lo sapeva. Ha agito così per una prepotente e invincibile passione dello Spirito di Dio che in lei, l’ha mossa a questo gesto.
Non ha voluto che nemmeno un giorno dei suoi figli fosse senza Dio. Diciamolo meglio. Senza Dio, non vive nessuno. Noi ci muoviamo in Dio, nelle opere stesse di Dio, nella sua stessa creazione. C’è però un punto nella creazione che Dio ama più di ogni altra cosa e che vuole possedere ed è la tua anima. Ama l’anima perché di tutto ciò che ha fatto è l’unica che può smarrirsi. Per questo manda nel mondo, il suo Figlio amato perché ciascuna anima gli appartenga, perché ciascuna anima sia salvata, sia conquistata dall’Amore.
La Festa del Battesimo di Gesù ci parla dunque della volontà di Dio Padre, in Cristo per la dolce potestà dello Spirito di raggiungere le profondità dell’uomo, perché nessuno si perda. La festa del Battesimo di Gesù non ci parla appena del Battesimo di Gesù da parte del Battista al fiume Giordano. Ci dice chi sono io, chi sei tu per il quale Cristo dà la sua vita. Per questo val la pena, in questo giorno ricordarsi del proprio Battesimo, christening day – come per me il giorno della nascita, – perché in quel giorno, il giorno della propria vera nascita, Cristo mi si fa compagno per la vita eterna e lotta, vir pugnator, ogni giorno perché tu ti lasci fare da Lui come Lui si è lasciato fare da Giovanni Battista e dal Padre.
Nei giorni scorsi, si sono svolti i funerali dei ragazzi della tragedia di Crans Montana. Le chiese, gremite
di ragazzi, sono state provocate ad essere grembi di speranza. Il cuore dell’uomo grida vita eterna.
L’ingiustizia della morte non può essere la giustizia di questa vita. Ci deve essere qualcosa, qualcuno che vinca la morte. Lo esige la nostra stessa natura.
Ciascuno di quegli adolescenti pretendeva dalla Chiesa, almeno dalla Chiesa, di avere una risposta a
riguardo. “C’è qualcosa più forte della morte o io sono destinato a divenire cenere?”. Una di queste giovani vittime è di Bologna. Il suo nome è Giovanni. Ho pensato al suo Battesimo e a quella catenina al collo con la Madonnina, ricordo del proprio Battesimo e che la madre del ragazzo ha indicato come segno di riconoscimento del figlio. Quel ragazzo, quei ragazzi avevano un segno indelebile nell’anima, il segno di Cristo vincitore del peccato e della morte. Ho pensato al loro Battesimo.
Per quel segno, per quell’appartenenza, per quella somiglianza di ciascuno di loro a Cristo, possiamo
ambire per loro alla vita eterna. Questa è la nostra speranza. Non saremo confusi in eterno.










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