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NEWS 25 marzo 2021    di Redazione

1600 anni di Venezia, il Patriarca ricorda alla politica che non è tutto

Pubblichiamo di seguito alcuni stralci dell’omelia pronunciata oggi, 25 marzo 2021, dal Patriarca di Venezia Francesco Moraglia in occasione dei 1600 anni dalla fondazione della città di Venezia

di Francesco Moraglia*

[…] Come sappiamo, la data del 25 marzo 421 – secondo la tradizione – rimanda ai primi insediamenti dell’odierna Venezia in un’isola emergente rispetto alle altre – denominata, appunto, Rivus Altus (Rialto) – e richiama l’edificazione in quel sito di una chiesa che corrisponde all’attuale San Giacometto. C’è poi un documento – il Chronicon Altinate (dell’XI secolo) – che aggiunge un particolare interessante: quel giorno sarebbe stato lunedì santo e, così, il legame con la fede cristiana si fa ancora più forte.

Che al suo inizio Venezia si “identifichi”, in un certo senso, con la costruzione di una chiesa ci dice come la città si sia percepita non come realtà assoluta; anzi, significa che c’è qualcosa che le sta “sopra”, viene “prima” e rimane “dopo” di lei.

La politica, quindi, riconosce di non essere un assoluto in grado d’elargire la felicità e la salvezza agli uomini; riconoscere questo suo limite la qualifica come una “buona politica”, perché ha il senso della sua relatività.

La politica è a servizio dell’uomo – specialmente l’uomo sofferente, l’uomo che dobbiamo ascoltare, le categorie più in difficoltà in questo periodo -, ma non può porsi innanzi all’uomo come potere egemone e totalizzante; qualora lo facesse non risponderebbe più a quello che deve essere la politica.

L’evento originario – l’edificazione di una chiesa – racconta come le dimensioni della fede e della speranza cristiana siano riconosciute come pubblicamente rilevanti (non confessionalmente rilevanti) e non subordinate al potere politico. Tutto ciò a garanzia del diritto alla libertà religiosa che, a sua volta, è la chiave di tutte le altre libertà perché ha a che fare con la ricerca della verità piena sull’uomo che oggi è l’uomo che soffre e che dobbiamo ascoltare (cfr. Concilio Vaticano II, Dignitatis humanae, n.3).

Dinanzi al pericolo di un potere religioso che diventi potere confessionale vi è anche il pericolo di un potere politico che pretenda di guidare la comunità religiosa in ambito di fede e di speranza.

Sì, come diceva Seneca, “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Per chi non ha memoria del suo passato – dei valori della sua terra e della sua gente -, presente e futuro appaiono difficili o perfino impossibili da percorrere.

Per una città che pone i suoi inizi nel giorno dell’Annunciazione, la questione etica diventa qualcosa d’imprescindibile. Le virtù civili “necessarie” costituiscono il fondamento di ogni vera civitas.

Si tratta delle medesime virtù necessarie per l’auspicata ripartenza e sono virtù cristiane, umane e civili: lprudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Quanto mai oggi tali virtù sono indispensabili per i cittadini e, soprattutto, per chi in ogni ambito – culturale, sociale (corpi intermedi) amministrativo, imprenditoriale, politico – si propone di promuovere il bene comune.

Se nelle relazioni di tipo privato una persona è imprudente, ingiusta, manca di fermezza ed è intemperante, allora è inaffidabile perché manca delle virtù morali/civili fondamentali, ma se questa stessa persona avesse anche degli incarichi pubblici e dovesse proporsi come garante del bene comune… si salvi chi può!

Riflettere su queste virtù ci permetterà di superare i momenti della prova, i ritardi burocratici e non che rallentano all’infinito le decisioni in vista anche di progetti (grandi e piccoli) da compiere per il bene e il futuro della città, dei suoi abitanti, di quanti vi operano e la visitano.

Ritorniamo, ancora una volta, alle parole di Seneca: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Sì, è assolutamente necessario sapere dove Venezia vuole andare.

La ricorrenza dei 1600 anni è opportunità che ci è offerta per ricominciare affinché la città possa ripartire e ricostruirsi come comunità civile (civitas) iniziando dai suoi valori, declinati al ritmo del nostro tempo. […] (fonte: Patriarcato di Venezia)

*Patriarca di Venezia


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