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230 anni fa, l’inizio dei massacri in Vandea
NEWS 13 Marzo 2023    di Giuliano Guzzo

230 anni fa, l’inizio dei massacri in Vandea

13 marzo 1793. Dice niente? Probabilmente ai più no. Anzi, si può stare sicuri di un fatto: tale data, in queste ore, non godrà di alcuna visibilità mediatica. Perché non tutte le ricorrenze storiche, ecco, sono uguali. Prova ne sia che nessun intellettuale si sta prendendo la briga di ricordarla, nessun politico, meno ancora quei giornalisti che, si sa, sperimentano un singolare piacere nel manovrare l’agenda delle notizie – adagiandola, salvo rare eccezioni, nel perimetro ideologico del progressismo laico.

Per questo, siamo certi, come Timone, di fare un’operazione controcorrente segnalando che oggi – 230 anni fa esatti – iniziava la prima guerra di Vandea, che vide non aristocrazia o nobiltà bensì il popolo della Francia nordoccidentale insorgere contro il governo rivoluzionario, dopo averne subito per anni i soprusi. Infernale la risposta dei giacobini, che fra l’agosto e il novembre 1793 vararono – cosa che neppure i nazisti giunsero a fare – ben tre leggi per programmare lo sterminio dei vandeani.

Così, da fine gennaio (a guerra vandeana conclusa nel dicembre 1793) fino a luglio 1794, furono eliminate 117.000 persone, oltre il 70% delle quali donne. In quello sterminio, i giacobini inventarono le camere a gas sigillando alcuni edifici riempiti di esalazioni tossiche e infierirono sui cadaveri utilizzando poi il grasso dei corpi per ungere le ruote dei carri. Eppure, di quei massacri si preferisce non fare memoria. Anzi, il termine «Vandea», grazie alla storiografia dominante, è divenuto sinonimo di rivolta reazionaria e di resistenza contro il progresso.

E pensare che quella crudeltà giacobina ha sconvolto anche chi ha visto quella dei totalitarismi del ‘900. Aleksandr Solzenicyn, per fare un esempio, quando ne ha avuto occasione ha ricordato il massacro avvenuto a Luc-sur-Boulogne una piccola località, dove il generale Cordelier fece uccidere in soli 4 giorni 564 abitanti tra cui 110 bambini al di sotto dei sette anni. Un orrore che, a raccontarlo, si fatica a creder che possa realmente e deliberatamente essere stato consumato in questi termini. Eppure, c’è poco da fare: è andata davvero così.

Per questo, per un po’, la storiografia dominante ha provato a nascondere il sangue sotto il tappeto. Come? O non parlando della Vandea oppure liquidando le vittime di quei massacri come persone semplicemente «scomparse», lasciando così intendere che si trattava di esseri umani non già sterminati nei modi orrenti poc’anzi rammentati, bensì di figure “misteriosamente” scomparse , appunto, dai radar della storia. Fantasmi, dunque. Vittime da non ricordare, perché cattoliche. E quindi scomode (Immagine: Fonte)

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