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NEWS 20 gennaio 2021    di Giulia Tanel

26 anni fa il Vaticano debuttava su internet grazie a “Sister Web”

25 dicembre 1995. Questa data, oltre che per il fatto che ricorda il Santo Natale, in Vaticano è rimasta impressa perché è stato il giorno in cui, per la prima volta in assoluto, è stato diffuso attraverso internet, sul sito vatican.va, il messaggio – in più lingue – pronunciato da papa Giovanni Paolo II per la celebrazione natalizia, corredato da una sua foto. Fu subito un successo, a livello di ripresa dei media ma anche di risposta delle persone comuni, che iniziarono a inviare mail.

Dietro a tutto questo c’era una suora francescana, Judith Zoebelein, supportata da qualche dipendente e da tre arcangeli: «il computer “Raphael” era responsabile del contenuto, il firewall si chiamava “Michael” e il server per le email “Gabriel”», riporta Katholish.de. Nota anche con il nomignolo “Sister Web”, era arrivata in Vaticano dall’America nel 1991 per occuparsi dei vari computer presenti negli uffici del Vaticano: da lì, in relazione al diffondersi dell’uso di Internet anche tra persone comuni, l’idea di creare un sito dedicato.

Altro che Chiesa misogina e retrograda, insomma: quando ancora il web era appannaggio di pochi e fonte di sospetti, la Santa Sede aveva già un Ufficio Internet a trazione femminile. Una donna e una suora, fattori non secondari, come rileva la stessa suora nell’intervista a Katholish.de: «Per la parte vaticana era importante avere qualcuno che amasse e comprendesse la Chiesa. Quindi è stato un bene che io fossi responsabile come religioso e non come agenzia esterna. Vivere con la Chiesa, sapere qual è il suo compito nel mondo e cosa insegna: questo è ciò che impariamo nella nostra formazione. E come donna in questo compito, ho sempre pensato alla parte umana. Per loro stessa natura, le donne pensano sempre a come qualcosa influisce sulle persone e su ciò di cui hanno bisogno invece di pensare solo in termini di necessità tecniche. Uno dei miei compiti è sempre stato quello di mettere in contatto le due parti: la tecnologia e l’umano».

L’APPOGGIO DI GIOVANNI PAOLO II

In tutto questo, naturalmente, era stato fondamentale l’appoggio convinto di papa Wojtyla che, con molta lungimiranza, aveva colto in questo passaggio al mondo virtuale un importante canale di evangelizzazione. Accanto a lui, un altro sostenitore dello sbarco della Chiesa online era stato l’allora addetto stampa del Vaticano, il cardinale Joaquin Navarro Valls. Certo, non tutti dentro le mura vaticane la pensavano allo stesso modo, ma in breve tempo i riscontri positivi da parte dei fedeli misero a tacere i mormorii degli scettici. La Chiesa si apprestava così a entrare nel XXI secolo, aggiornando le proprie modalità di comunicazione non nell’ottica di “essere del mondo”, bensì per continuare a “essere nel mondo” e poter così portare Cristo “Urbi et Orbi”, laddove i confini non sono più tanto geografici, quanto virtuali.

LA TECNOLOGIA HA A CHE FARE CON LA FEDE?

Oltre all’aspetto legato all’evangelizzazione, suor Judith concepisce la tecnologia in maniera molto profonda: «Sono francescana», afferma. «Il rispetto per la natura e il creato fa parte del nostro carisma religioso. Anche la tecnologia fa parte della creazione. Molte persone pensano che la tecnologia non abbia assolutamente nulla a che fare con la spiritualità. Ma vedo anche la mano di Dio all’opera lì: Dio ha anche creato la tecnologia attraverso noi umani, e così possiamo trovarlo anche lì. Non appena togliamo qualcosa dalla presenza di Dio, diventa problematico. La mia missione è sempre stata quella di mostrare che Dio ha un posto anche nel suo piano per la tecnologia».

TRA OPPORTUNITÀ E CRITICITÀ

Chiaramente, il tutto va preso cum grano salis, mantenendo uno sguardo critico. Infatti, prosegue con disincanto Sister Web, «si deve ammettere che i social media e Internet oggi hanno preso una brutta piega. Ci sono un sacco di cose brutte, inclusa la tratta di esseri umani». Tuttavia, se sfruttati bene hanno ancora molte potenzialità: soprattutto se, come auspica suor Judith, l’ottica con cui li si utilizza è quella ti supportare e prendersi cura in maniera diretta e concreta, per esempio rispondendo a quesiti e fornendo contatti di chiese in loco, «delle persone che sono davvero alla ricerca di Dio».
Magari ponendo tutto sotto il segno di un patrono ufficiale di Internet, posto oggi ancora “vacante”. E, anche su questo, la sorella ha una sua precisa opinione: «Mi sembra che Carlo Acutis sarebbe il più adatto, perché come persona è anche sinonimo di lavoro su Internet. Sono pensabili anche suggestioni come Chiara d’Assisi o Giacomo Alberione, fondatore delle comunità paoline, ma Carlo Acutis ha vissuto e respirato Internet in tutta la sua opera. Era anche molto giovane quando è morto. Penso che avesse anche una comprensione di una spiritualità della tecnologia». Chissà se la visione lungimirante di suor Judith troverà effettivo riscontro anche in questo…


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