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NEWS 16 ottobre 2020    di Redazione
Una piccola matita – Vita di una donna cristiana in Pakistan

Per gentile concessione di Berica Editrice pubblichiamo uno stralcio del libro UNA PICCOLA MATITA – Vita di una donna cristiana in Pakistan [95 pagine, € 14.00 – acquistabile qui], scritto da Zarish Imelda Neno, una blogger cattolica pakistana. 


di Zarish Neno

Quando il terrorismo  e la persecuzione hanno iniziato a crescere, in Pakistan, ho domandato a Dio: «Perché mi hai fatto nascere qui? Non potevo nascere in un altro paese, così avrei vissuto in pace?». A lungo ho continuato a cercare una risposta e finalmente un giorno Dio me l’ha data.

Avevo ventun anni e stavo andando a Faisalabad con una focolarina (del Movimento dei Focolari) di nome Sima. Ero stata invitata a partecipare a un incontro mensile della comunità. Un uomo di quarant’anni si è alzato per parlare. Non ricordo il suo nome, né il volto. Ho un’immagine molto sfocata di lui nella mia mente, ma quello che ha detto quel giorno non l’ho più dimenticato. È rimasto nel mio cuore e nella mia mente per sempre.

«Spesso penso che Dio avrebbe potuto farmi nascere in qualsiasi parte del mondo. Avrei potuto essere un americano o un italiano o un irlandese. Ma da tutti i paesi del mondo, Dio ha deciso di farmi nascere in Pakistan e di essere un cristiano in Pakistan. Questo è il suo progetto di vita per me. Vuole che io testimoni la mia fede vivendo in queste difficoltà che ci circondano. Vuole che testimoni il Suo Amore e la Sua misericordia a coloro che non lo conoscono. Pertanto, non ho rimpianti di essere un cristiano pakistano. Invece, sono molto felice che Dio abbia scelto me come testimone della sua fede in un posto come il Pakistan. Mi sento onorato!».

Quelle parole erano per me, come se Dio mi stesse parlando direttamente, dandomi la risposta che da tanto tempo stavo cercando. Pur essendo trascorsi undici anni da quell’incontro a Faisalabad, quelle parole sono rimaste impresse nella mia mente e nel mio cuore e questo mi ha aiutato a cambiare la mia prospettiva sul dolore che viviamo. Ho cominciato a capire che la persecuzione è un dono e che se il Pakistan è il luogo in cui Dio ha voluto farmi nascere, così che possa testimoniare la mia fede in Lui alle persone che ci circondano, allora perché dovrei essere qualcun’altra?

Ora, ogni volta che qualcuno mi dice: «Non definirti “cristiana pakistana”, ma semplicemente “cristiana”», io rispondo: «Ma se Dio ha voluto che io fossi una cristiana pakistana, perché dovrei negarlo. Sono felice di essere una cristiana pakistana. Per me è un grande onore».

 


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