sabato 16 ottobre 2021
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NEWS 6 luglio 2021    di Raffaella Frullone

Seimila persone al rave party, ma la polizia non interviene

La notizia ieri era sulle principali testate. Oltre sei mila persone stanno partecipando da sabato a un rave party nelle campagne di Santa Maria a Monte (Pisa), in località Tavolaia. I partecipanti arrivano anche dall’estero: Francia, Spagna, Germania e altre. I residenti hanno subito lanciato l’allarme lamentando la presenza di numerosi gruppo di giovani ubriachi che, scrive l’Ansa utilizzando le virgolette, «hanno invaso i giardini di alcune case utilizzando come bagni pubblici». Che dire? Ovviamente sono state allertate le forze dell’ordine, che però non sono intervenute interrompendo la “festa”. La Questura in una nota spiega che l’evento «ha creato per ora solo un po’ di caos alla circolazione ieri sera con l’arrivo di centinaia di automobili e numerosi camper che hanno parcheggiato lungo le strade di accesso all’area dove si svolge il rave». Nella nota si legge poi che è stato  «predisposto un servizio straordinario di controllo insieme ai carabinieri e alla protezione civile per cinturare la zona».

Non vorremmo fare i soliti puntigliosi, ma corre l’obbligo di segnalare come da mesi quello che qualcuno ha ribattezzato il “Governo unico del virus” ha praticamente messo in stand by la normalità di tutti disponendo restrizioni, alcune delle quali sono ancora in vigore. Le scuole sono state chiuse per mesi, le attività di ristorazione e turismo idem, sono stati chiusi cinema, teatri, le discoteche ancora non hanno riaperto e per partecipare a fiere, eventi e matrimoni oggi bisogna effettuare il tampone o mostrare di essersi vaccinati. Nel corso di questi mesi abbiamo visto di tutto, poliziotti che inseguivano bagnanti solitari sulla spiaggia, dispiegamento di droni, interruzioni di pranzi familiari “non consentiti”, multe ai vecchietti sulle panchine, eppure al rave party con sei mila persone (6000) non si interviene. D’altra parte, perché interrompere un raduno non autorizzato dove scorrono fiumi di alcool e droga?

«Per ora – ha detto il prefetto di Pisa, Giuseppe Castaldo a Rainews – stiamo monitorando la situazione e non si segnalano particolari criticità al di là della musica techno molto alta che  si sente a centinaia di metri di distanza. Non abbiamo notizie – prosegue – di problemi sotto il profilo sanitario, anche se sul posto ci  sono ambulanze e personale del 118 pronti a intervenire in caso di necessità». Se non reale sarebbe veramente comico. Paradossalmente in questo Paese non si può entrare in un negozio senza mascherina, ma a quanto pare ci si può imbottire di droga e alcool in libertà, si può violare la proprietà privata utilizzando i giardini come toilette, si può fare musica così alta che si sente a centinaia di metri di distanza. E soprattutto si possono snobbare totalmente le norme in vigore. Il tutto mentre il presidente della Regione Veneto Zaia paventa un posticipo della ripartenza delle scuole a fine settembre, perché chiaramente la scuola è pericolosissima, il rave party notoriamente una passeggiata di salute.

Comunque anche in Gran Bretagna va in onda lo stesso copione. Anche a Grantham, nel Lincolnshire, è infatti in corso il rave party… però degli scambisti. Sì, proprio degli scambisti. L’evento inizialmente era stato annullato a causa delle normative anticovid, eppure il Daily Mail ha mostrato immagini inequivocabili: tende, roulotte, camper e accampamenti nella zona dell’evento. La testata è riuscita a parlare anche con un partecipante che ha voluto rimanere anonimo che ha parlato di un programma della durata di quattro giorni  cui partecipano 200 coppie e che prevede, tra le altre cose,  l’esibizione di cantanti nudi, gare di “magliette bagnate”, vasche idromassaggio e concorsi di bellezza. Il partecipante anonimo ci tiene a spiegare che il tutto si svolge  «in linea con quanto previsto contro il Covid-19», ma certo, avranno tutti la mascherina, saranno distanziatissimi e opportunamente igienizzati.

Meglio stendere il famoso velo pietoso, anche se potrebbe non bastare per la diffusione dell’ipocrisia.


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