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NEWS 14 luglio 2020    di Raffaella Frullone
«Aborto negato ai tempi del Covid», il copione si ripete

In Italia è accaduto soltanto pochi mesi fa e ora il copione si ripete, cambia solo lo scenario, che segue l’andamento della pandemia. A lanciare l’allarme è la BBC che sul suo sito pubblica un articolo dal titolo «le donne che non possono abortire a causa del lockdown». Siamo in India e l’articolo riporta un episodio avvenuto lo scorso maggio quando «una donna di 20 anni che frequenta il college nella capitale indiana, Delhi, ha scoperto di essere incinta. La donna, Kiran, il cui nome è stato cambiato per proteggere la sua identità, aveva assunto la pillola abortiva su consiglio di un amico medico, ma non aveva funzionato, quindi l’unica soluzione praticabile era quella dell’aborto chirurgico». «Anche se gli ospedali sono rimasti aperti, erano garantiti soltanto i servizi considerati essenziali – spiega sempre la BBC – e sebbene contraccezione ed aborto fossero considerati essenziali, il lockdown ne aveva reso più difficile l’accesso». Come per l’Italia, il copione è lo stesso: una donna di cui non si conosce l’identità e soprattutto un problema inesistente dal momento che anche in India l’accesso all’aborto è stato garantito durante il lockdown, ha subito semplicemente dei rallentamenti. Come tutto il resto.

Eppure il Covid sembra offrire un’ottima scusa per spingere sul medesimo tasto. Non solo in India per altro. A Panama a lanciare l’allarme è Ruth De Leon della Società panamense di Ostetricia e Ginecologia che denuncia: «Durante la pandemia di Covid-19 l’accesso all’aborto sicuro potrebbe essere compromesso a causa dell’impatto della quarantena. Il Ministero della Salute ha garantito le procedure stabilite per accedere all’aborto legale – consentito in caso di minaccia alla vita o alla salute della donna e in caso di violenza – non saranno interessati dalle misure messe in atto per cui saranno messe a disposizione le risorse necessarie. Garantire questi diritti e risorse è essenziale per prevenire la mortalità materna a Panama». Anche qui, si direbbe in gergo, non c’è la notizia. La signora denuncia una cosa che non avviene poiché persino a Panama l’accesso all’aborto è garantito durante la pandemia.

Al coro delle denunce si unisce la voce di Women on Web, che si presenta come una organizzazione non profit che offre «consulenza online» alle donne che desiderano interrompere la gravidanza e vende pillole abortive in tutto il mondo. Ebbene ai tempi del Covid denunciano di aver subito una vera e propria censura web in alcuni Paesi, tra cui la Spagna e che quindi le donne avrebbero ancor più difficoltà ad accedere all’aborto, anche quello farmacologico che loro consegnano direttamente a casa con un click.

Come se fosse vero, come se fosse buono, come se non fosse un omicidio. Nella home page di Women on Web c’è anche un claim che dice: «Ogni anno 52 milioni di donne hanno un aborto.  Mostra il tuo viso, condividi la tua storia, dona i tuoi soldi e aiuta le donne di tutto il mondo ad avere accesso all’aborto sicuro». Il copione si ripete, ogni scusa è buona per ribadire che non si abortisce mai abbastanza e mai abbastanza facilmente. Il Covid è solo l’ultimo, falso, pretesto.


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