venerdì 30 luglio 2021
  • 0
NEWS 21 luglio 2021    di Giulia Tanel

All’eremo di Caresto, dove la spiritualità coniugale è posta al centro

C’è un luogo, nelle Marche, che oramai da quasi cinquant’anni, dal 1972, vede il riunirsi di giovani e famiglie. Tanto che, nel 1980, questa piccola parrocchia abbandonata a Sant’Angelo in Vado si trasforma si trasforma in un piccolo eremo che ha come scopo precipuo quello di promuovere la spiritualità coniugale, favorendo una crescita umana e spirituale delle famiglie e dei fidanzati dentro un contesto molto semplice: familiare, appunto.

L’anima e il sostegno spirituale di Caresto ha il volto di don Piero Pasquini (foto a lato), cui si affiancano quello di Daniela Maffei, in qualità di responsabile, e di un nutrito manipolo di coppie che vanno a costituire l’associazione dei Volontari di Caresto, ufficialmente riconosciuta da S.E. Mons. Giovanni Tani, Arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, il 26 aprile 2015.

Scendendo nel concreto, la Comunità di Caresto (qui il sito) presenta un ricco ventaglio di proposte, sia per coniugi, sia per fidanzati, con anche la possibilità di percorsi in preparazione al matrimonio cristiano.

Innanzitutto, lungo tutti i week end dell’anno Caresto offre degli incontri in presenza – dal venerdì sera, alla domenica a pranzo, ovviamente Covid permettendo – che trattano diverse tematiche: dal dialogo nella coppia e in famiglia, all’educazione dei figli, ai conflitti e al perdono, alla gestione del tempo e della casa… Momenti che sono dei veri e propri “esercizi spirituali”: non nell’accezione ignaziana, bensì nell’ottica di allenare lo spirito, di lavorare in coppia. Quanto proponiamo, spiega infatti telefonicamente al Timone lo stesso con Piero, viene proposto con un «linguaggio facile e con un metodo attivo: in genere si fa una breve catechesi e poi si lasciano un paio d’ore per parlare in coppia del punto affrontato, per poi condividere con il gruppo quanto è emerso». È questo lo specifico di questa realtà: un’attenzione particolare alle dinamiche di coppia, che diventa la vera protagonista, anche grazie al fatto che i bambini vengono coinvolti in un percorso a parte con degli animatori.

La cappellina di Caresto

Naturalmente questo percorso è inserito, afferma ancora don Piero, in un «contesto religioso di partenza per noi indispensabile», che prevede la celebrazione della Santa Messa domenicale e vari momenti di preghiera durante la giornata. L’accesso ai week-end, tuttavia, non è limitato ai soli credenti, anzi è abbastanza alto il tasso di persone che non vivono un solido percorso di fede che si avvicinano alla Comunità di Caresto perché, ci spiega sempre don Piero, «noi non cominciamo con una spiritualità tradizionale, ma partendo dalle letture, dal messaggio cristiano aiutiamo nelle dinamiche normali, quotidiane. Quindi anche uno che non è religioso si sente aiutato a entrare dentro di sé: entrano nei loro problemi e ci mettono il dito».

Accanto a queste proposte, la Comunità di Caresto offre anche case in autogestione, con la disponibilità ad accogliere gruppi organizzati in ambienti confortevoli, e svolge un servizio “itinerante”, nei luoghi d’Italia dove viene chiamata. E, per coloro che hanno vissuto l’esperienza di un corso, ma anche per semplici curiosi, è altresì ricca la proposta di letture che, negli anni, è andata ampliandosi e che permette, anche una volta ritornati nei propri contesti, di continuare gli “esercizi spirituali” anche tra le pareti domestiche.

Insomma, in un contesto socio-culturale in cui la famiglia è sempre più posta sotto attacco e sminuita nella sua importanza fondamentale, quale nucleo costitutivo della comunità umana, l’eremo di Caresto rappresenta veramente un luogo dove trovare ristoro, aiuto e forza per continuare a guardare serenamente alle piccole e grandi buone battaglie quotidiane.


Potrebbe interessarti anche