martedì 27 ottobre 2020
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NEWS 19 giugno 2015    
Amare il prossimo è prima di tutto difenderlo se viene aggredito. E domani a Roma lotteremo per i più indifesi

Da una riflessione di Rodolfo Casadei

 

«[...] non c’entrano niente valori, principi, ideali. No, no: non c’entrano niente. La mia partecipazione è anzitutto un tentativo di tradurre in pratica in una situazione data i primi due comandamenti del Decalogo, che sono rivolti a me come a ogni altro essere umano: Amerai il Signore e Amerai il prossimo tuo come te stesso. In secondo luogo – ma è solo una distinzione per chiarezza di esposizione, in realtà il secondo punto è solo un annesso del primo -, è il tentativo di denunciare e combattere l’ideologia totalitaria che in modo strisciante sta prendendo il potere nel mondo occidentale. Ideologia del gender chiamiamola per comodità, ma io propongo una nuova definizione, quella di “postsessualismo”, perché è evidente che l’obiettivo ultimo del progetto rivoluzionario è di abolire la differenza sessuale come differenza data e fondante le istituzioni della società, in nome dell’egualitarismo e dell’autodeterminazione del singolo individuo. Che questa ideologia sia totalitaria non starò a spiegarlo con una dissertazione filosofica, qui è meglio offrire qualche banalissimo esempio: quando un premio Nobel viene linciato sulla piazza mediatica e costretto a dimettersi dall’universo solo perché ha detto che le donne piangono più spesso degli uomini, quando una ditta di pannolini è obbligata a ritirare una pubblicità perché in essa si sottolinea che le bambine pisciano in modo diverso da quello dei maschi, quando un pasticciere viene condannato da un tribunale non perché ha rifiutato di vendere una torta a una coppia di persone dello stesso sesso, ma perché si è rifiutato di scriverci sopra “Sì al matrimonio gay”, quella cosa di fronte alla quale ci troviamo si chiama totalitarismo, e il fatto che pochi protestino di fronte a questi atti intimidatori e ingiusti significa che il totalitarismo ha fatto breccia nelle menti così come nelle legislazioni.

Cominciamo con la questione dell’amore per il prossimo. I bambini ai quali è destinato l’indottrinamento psicopatogeno del gender sono il mio prossimo, e in quanto uomo e cristiano sono chiamato a prendere le loro difese, a fare qualcosa perché gli sia risparmiato questo male, a oppormi all’ingiustizia che è fatta loro. Qui c’è un’aggressione, e quando c’è un’aggressione il dovere di tutti gli esseri umani, in prima fila i cristiani, è di difendere gli aggrediti. Su questo punto nessun uomo e nessun cristiano possono mantenersi neutrali, in proporzione alle loro possibilità di intervento hanno il dovere di intervenire. Davanti al male, all’ingiustizia, ai delitti contro i più deboli e i più poveri, alla reificazione dell’uomo, alla negazione della sua dignità, cristiani e uomini di buona volontà sono provocati ad agire. Il comandamento dell’amore per il prossimo implica anche di battersi per difendere l’orfano, il povero, la vedova.

Un mio amico mi ha obiettato: «Così facendo tu intervieni a valle, sugli effetti, mentre bisogna intervenire a monte sulla causa. La politica è poco efficace, perché si occupa delle conseguenze, invece l’educazione è decisiva, perché cambia il soggetto. Occorre concentrare le forze sul cambiamento del soggetto, così le sue azioni diventeranno virtuose e rinuncerà a fare il male». Sono d’accordissimo che bisogna operare per il cambiamento del soggetto. Nobile cosa è l’educazione, prevenire è meglio che curare, ma ahimè la realtà ci pone di fronte a situazioni che richiedono interventi diretti, con un uso legittimo della forza. Forza materiale o forza politica, a seconda delle circostanze. Al mio amico ho replicato: «Amico mio, tu hai due figlie giovani. Se mentre le accompagni a casa da una festa ti si avvicinano due mascalzoni, e uno cerca di strappare la borsetta alla prima figlia, e l’altro molesta sessualmente la seconda, tu cosa fai? Dici: “fermatevi, l’essere umano è chiamato a riconoscere un bene nell’altro essere umano, voi siete migliori di così, venite a pregare con me e sarete illuminati, guardate nei miei occhi e scoprirete l’amore di Cristo”, oppure molli calci e pugni per dissuaderli dalle loro cattive intenzioni? Cerchi di cambiare la coscienza che di sé ha il soggetto, o cerchi di neutralizzare l’azione che quel soggetto sta compiendo?». L’amico mi ha risposto che avrebbe difeso fisicamente le figlie dall’assalto, ma che poi si sarebbe preoccupato di ritrovare i due manigoldi e di cercare di impegnarli in un cammino di crescita umana. Perfetto, ho detto, allora siamo d’accordo. Quando c’è un’aggressione, prima di tutto si risponde all’aggressione, in nome del buon diritto degli aggrediti. Poi si dialoga e si educa. Se la controparte è disponibile e interessata, perché nessuno è obbligato a dialogare con me o a farsi educare da me».

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