lunedì 21 settembre 2020
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NEWS 5 aprile 2015    
Ancora e per sempre con Te

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Gianmartino Maria Durighello

 

RESURREXI, et adhuc tecum sum, alleluja
posuisti super me manum tuam,
alleluja mirabilis facta est scientia tua, alleluja, alleluja.
Domine, probasti me et cognovisti me:
tu cognovisti sessionem meam, et resurrectionem meam.

«Sono risorto e sono sempre con te, alleluja;
tu hai posto su di me la tua mano,
è stupenda per me la tua saggezza, alleluja, alleluja.
Signore, mi hai messo alla prova e mi hai conosciuto,
tu hai conosciuto il mio riposo, e la mia risurrezione».

***

«Cristo è risorto, alleluja!». Questo ci saremmo aspettati di cantare il mattino di Pasqua. E invece l’Introito che la Liturgia ci mette sulla bocca potrebbe in un primo tempo perfino deluderci… tutto sembra povero e insufficiente ad esprimere i nostri sentimenti in questo giorno di festa.

Ci saremmo aspettati di cantare, dopo tanta attesa, Alleluja con gioia traboccante, e invece il canto sembra volerci portare al silenzio. Ci saremmo aspettati di intonare un canto capace di elevarsi in alto a dipingere anche visivamente la risurrezione, e invece troviamo la totale assenza di movimento e di slancio, costretti in un ambito melodico di poche note.

Tutto dà l’idea del “rimanere”, tutto si muove su poche corde, trattenuto da frequenti “t” (= tenete), note ribattute, episemi… E imboccata questa strada, imboccato questo canto, siamo accolti in un’intima tenerezza dove la parola che più di tutte risuona è questo «sono ancora con te».

***

Qui non siamo noi che diciamo: «Cristo è risorto». È Lui che con le nostre voci dice (innanzitutto al Padre): «Sono risorto e sono ancora con te». Quindi Gesù innanzitutto parla al Padre. Ma in questo dialogo divino siamo tutti compresi. Possiamo dire che queste parole sono rivolte:

dal Figlio al Padre;
da noi (ri-sorti nel Figlio) al Padre;
dal Figlio a noi;
dal Padre nel Figlio a noi.

Tutti siamo inseriti in Cristo in questo «rimanere», in questo reciproco «essere con» (immanenza del trascendente) che caratterizza la vita divina: «…perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi» (Gv 14,19-20).

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