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NEWS 5 luglio 2021    di Redazione

Arriva in Italia il film che vi porta dietro le quinte dell’aborto

Arriva in Italia il film che ha sconvolto gli Stati Uniti, Unplanned, basato sulla storia vera dell’ex dipendente del colosso Planned Parenthood. Abby Johnson nel 2009 in Texas dirigeva una delle cliniche del gruppo internazionale che pratica aborti, quando le fu chiesto di assistere a una “interruzione di gravidanza”: da quel momento la sua vita non è stata più la stessa.

Giovedì 8 luglio alle 20:30 al Cinema Adriano di Roma l’anteprima nazionale del film che sbarca in Italia grazie all’impegno di Federica Picchi e della sua Dominus production. Sarà poi disponibile nella programmazione nazionale dal 28 e 29 settembre 2021.

Il Timone nel giugno 2019 è stato tra i primi giornali in Italia a pubblicare un’intervista esclusiva a Abby Johnson, con l’arrivo del film in Italia pubblichiamo di seguito ampi stralci di quella intervista condotta da Raffaella Frullone.

di Raffaella Frullone

«Quando mi è stato chiesto di assistere all’aborto guidato attraverso l’ecografia, non avevo idea che la mia vita sarebbe cambiata per sempre e mi sarei lasciata alle spalle tutto ciò che avevo vissuto per andare incontro alla verità. A volte la cosa più profonda che puoi fare è cambiare idea, che è quello che è successo a me quel giorno. Dopo aver visto il feto di 13 settimane sullo schermo combattere e lottare per la sua vita – che poi ha perso – non potevo più giustificare la mia opinione che l’aborto fosse una pratica accettabile».

Durante l’intervista che ci ha concesso Abby Johnson, ex dipendente i Planned Parenthood, oggi vigorosa attivista pro life, torna ancora a quel momento, al momento spartiacque della sua vita, quello che ha segnato il prima e il dopo, quello che ha cambiato tutto. Era il 2009. Dirigeva la clinica del colosso abortista  Planned Parenthood di Bryan, in Texas, e quel giorno le fu chiesto di assistere ad un’interruzione volontaria di gravidanza perché c’era la necessità di un supporto.

Fu allora che i suoi occhi videro in cosa realmente consisteva: «Potevo vedere il profilo del bambino, perfetto e intero. Potevo distinguere chiaramente la testa, entrambe le braccia, le gambe, e perfino le dita. Perfetto – scriverà nel libro dal titolo Unplanned (non pianificata) in racconterà la sua storia. Poi nell’utero è entrata una canula – Il bambino iniziò a rivoltarsi e a contorcersi. Mi sembrava chiaro che il feto sentiva la cannula, e che non gli piaceva quello che stava provando. Poi la voce del medico ruppe il silenzio, facendomi trasalire. “Accendi, Scotty”, disse spensieratamente all’infermiera. Le stava dicendo di accendere l’aspiratore».

Abby, la tua storia è diventata un film, che effetto fa?

«Devo dire che è una sensazione strana vedere i momenti peggiori della mia vita mostrati al mondo intero. Ma quello è stato anche il momento in cui la misericordia di Dio è entrata nella mia vita facendomi sentire infinitamente amata e quindi spero che questo sia quello che resta alle persone, che Dio è misericordioso e amorevole».

Eppure i media mainstream hanno cercato in tutti i modi di bloccare il  film…

«Sono felice che la stampa ufficiale abbia scritto e stia scrivendo della mia storia. Se scelgono di non crederci, è una loro decisione, che non mi interessa. Se la mia storia non fosse vera Planned Parenthood mi avrebbe fatto causa per impedirmi di parlare impedire l’uscita del film, e avrebbero vinto. Invece mi hanno fatto causa dopo che io ho lasciato la clinica in cui lavoravo e hanno perso. La mia storia è vera e loro lo sanno».

Mentre è in atto un’opera di mistificazione nei confronti del film, il libro è andato sold out, un segno?

«Esatto, a dire il vero entrambi i libri – sia Unplanned che The Walls Are Talking, il libro che ho scritto raccontando le vicende delle tantissime persone che hanno lasciato l’industria dell’aborto per dedicarsi alla causa pro life – stanno vendendo benissimo perché le persone hanno bisogno della verità e la cercano, la mia speranza è che la gente veda come l’amore di Dio mi abbia aiutato a lasciare l’industria dell’aborto praticato e a capire la verità, ovvero che la vita esiste fin dal primo momento del concepimento e l’aborto uccide quella vita». (…)

Spesso si può avere la tentazione di pensare che, siccome è impossibile abolire la legge in questo momento, allora quasi non conviene combattere, come fosse inutile.

«Le leggi posso arrivare solo fino ad un certo punto nel limitare l’aborto oggi. Dobbiamo lavorare per rendere l’aborto impensabile e questo implica film come Unplanned, che mostra come si presenta l’aborto e cosa fa realmente. Non è ricoperto di zucchero. È la verità su ciò che accade e più persone hanno bisogno di vederlo. Da quando il film è uscito non passa una mattina che io non mi svegli con dozzine di messaggi di persone che lo hanno visto e che mi raccontano l’impatto che ha avuto sulle loro vite. Moltissime erano a favore dell’aborto prima di vederlo ed escono dalla sala cinematografica con un’idea completamente opposta. Ho ricevuto messaggi commuoventi da parte di mamme che stavano valutando l’aborto e vedendo il film hanno cambiato idea e tenuto i loro meravigliosi bambini. Credo che assisteremo ad una rivoluzione».


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