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NEWS 3 Aprile 2023    di Giuliano Guzzo

«Battesimo laico», la prova che pure ai non credenti serve una fede

Si inizia nel piccolo, poi domani chissà. Il primo «battesimo laico» in Trentino, e verosimilmente tra i primi in Italia, è avvenuto in un piccolo paese – in Val Rendena a Massimeno, paese che non arriva a 150 abitanti -, ma non è un caso. Nel consiglio comunale locale, infatti, siede Alessandro Giacomini, fondatore dei Laici Trentini per i Diritti Civili e storico «attivista laico». È stato lui, infatti, a commentare con entusiasmo il «battesimo laico» della piccola Alice, celebrazione svoltasi alla presenza dei genitori e del sindaco in municipio nei giorni scorsi.

 «Questa giornata», ha spiegato Giacomini, «è stata un’opportunità per inaugurare una nuova pratica di gentilezza rivolta ai nuovi nati. Faccio inoltre presente che tale veste ufficiale, nell’offrire il benvenuto nella comunità al nuovo nascituro è unica in Trentino. Ovviamente la soddisfazione è immensa, il tutto fa seguito alla mia presa di posizione, con risonanza mediatica nazionale, nel vietare il battesimo religioso ai neonati». D’accordo, ma come funziona e che cosa esattamente è un «battesimo laico»?

Da quanto è dato capire, si tratta di un rito che si celebra nell’ambito degli ufficiali comunali con una presentazione iniziale, come avviene già in alcuni stati del nord Europa. Nel corso del rito, il primo cittadino consegna alla famiglia un vademecum dei diritti del neonato, ad esempio la carta Europea dei diritti per l’infanzia. In estrema sintesi, si tratta dunque di una sorta di “presentazione” alla sua comunità del bambino, al quale vengono, tramite i genitori, fatti conoscere i suoi diritti.

Non si tratta di una novità assoluta. Anzi, potremmo dire che il «battesimo laico» – che esiste per esempio anche nel Regno Unito nell’ambito delle naming ceremonies (le cerimonie del nome) -, ha una sua storia. A farlo presente è una fonte certamente affidabile sul tema come il sito dell’Uaar, acronimo di Unione atei agnostici e razionalisti -, che spiega come il rito «fu istaurato durante la Rivoluzione del 1789. D’ispirazione roussoniana, presuppone che l’uomo nasca naturalmente buono, ed in nessun caso macchiato da un preteso peccato originale che deve cancellare a tutti i costi».

Il fatto che «battesimo laico» sia di genesi francese e rivoluzionaria non stupisce. Tipico dei giacobini, infatti, fu il sistematico scimmiottare la religione cristiana, perseguitandola. I rivoluzionari ambivano infatti a sostituire «ai culti superstiziosi e ipocriti» quello della Repubblica e della morale naturale – tema quest’ultimo assai caro alla nostra rivista, cui vi invitiamo ad abbonarvi. Per questo arrivarono a vietare ogni cerimonia religiosa al di fuori delle chiese e laicizzarono pure i cimiteri, facendo trascrivere al loro ingresso «la morte è un sonno eterno». Chiese furono trasformate in “tempi della Verità” e gli oggetti sacri, definiti «ornamenti del fanatismo e dell’ignoranza», furono sequestrati.

Ovviamente, va da sé, il rito di Massimeno non c’entra nulla coi crimini giacobini. Che però furono, lo assicura l’Uaar, i padrini di un «battesimo laico» che, in fondo, non fa che testimoniare una cosa: anche ai non credenti serve una fede; o, se si preferisce, i non credenti non esistono del tutto. Perché, come suggeriscono anche accurati studi sociologici, l’uomo – ogni uomo – è incline a credere in qualcosa, abbisogna di liturgie. La differenza sta tutta nel fatto che in alcuni casi il credere è pienamente consapevole e altre volte, invece, no. Con riti secolarizzati che finiscono con l’essere brutte copie di un originale la cui bellezza, in realtà, prima che rifiutata andrebbe riscoperta (Foto: Pixabay).

Aggiornamento del 4.4.2023: Il Sindaco di Massimeno ha smentito quanto affermato dal suo consigliere: nessun “battesimo civile” è mai stato celebrato.

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