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NEWS 4 Gennaio 2023    di Raffaella Frullone

Benedetto XVI, quello che i media non dicono. O certamente non celebrano

«Sono sempre i più buoni quelli che se ne vanno». Si sa, il morto è sempre «una persona eccezionale», anzi «era una persona solare e amava la vita». Ovviamente tutti gli vogliono bene, anche chi fino al giorno prima non lo poteva vedere. Fatte le dovute tare, per Benedetto XVI è successa la stessa cosa. Ratzinger in questi giorni è stato celebrato dai grandi media con fiumi parole petalose «era una persona gentile» dicono gli inviati dei Tg da piazza San Pietro, «era molto amato», «un uomo mite e discreto» e altre amenità. Peccato che fino al febbraio 2013 il coro di questi stessi media fosse di segno opposto. Quel titolo del Manifesto dopo il conclave del 2005, Il pastore tedesco, è stato solo l’inizio, Ratzinger è stato avversato e detestato da molti dei pulpiti che in questi giorni effondono elogi a destra e a manca. Noi ricordiamo cinque suoi scritti che oggi non vengono citati,  meno che meno celebrati, e che sono costate dure accuse a Benedetto XVI, anche prima che salisse al soglio pontificio.

1986 lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali. L’ultimo testo magisteriale su questo tema porta la firma dell’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, Joseph Ratzinger, in cui si legge: «La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale. Qualsiasi persona che vive sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita, risorse, talenti e doni propri. La Chiesa offre quel contesto del quale oggi si sente una estrema esigenza per la cura della persona umana, proprio quando rifiuta di considerare la persona puramente come un « eterosessuale » o un « omosessuale » e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna».

2000, la Dominus Iesu sull’unicità e l’universalità di Gesù Cristo e della Chiesa. Il testo non è certo incentrato sul “dialogo” che va tanto di moda oggi. Si legge: «Non rare volte si propone di evitare in teologia termini come “unicità”, “universalità”, “assolutezza”, il cui uso darebbe l’impressione di enfasi eccessiva circa il significato e il valore dell’evento salvifico di Gesù Cristo nei confronti delle altre religioni. In realtà, questo linguaggio esprime semplicemente la fedeltà al dato rivelato, dal momento che costituisce uno sviluppo delle fonti stesse della fede. Fin dall’inizio, infatti, la comunità dei credenti ha riconosciuto a Gesù una valenza salvifica tale, che Lui solo, quale Figlio di Dio fatto uomo, crocifisso e risorto, per missione ricevuta dal Padre e nella potenza dello Spirito Santo, ha lo scopo di donare la rivelazione e la vita divina all’umanità intera e a ciascun uomo».

2006, i principi non negoziabili, di cui è stato strenuo sostenitore prima che difensore. Riportiamo un estratto del discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Partito Popolare Europeo: «Per quanto riguarda la Chiesa l’interesse principale dei suoi interventi nella vita pubblica si centra sulla protezione e sulla promozione della dignità della persona e per questo presta particolare attenzione ai principi che non sono negoziabili. Tra questi, oggi emergono chiaramente i seguenti:

  • protezione della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del suo concepimento fino alla morte naturale;
  • riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, e la sua difesa di fronte ai tentativi di far sì che sia giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che in realtà la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo ruolo sociale insostituibile
  • tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli.

Questi principi non sono verità di fede anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede. Essi sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l’umanità.».

2007, Summorum Pontificum il motu proprio con cui Ratzinger ha “liberalizzato” la liturgia tradizionale, definendola forma straordinaria del rito romano.  Un testo che gli è valso le solite accuse di un “ritorno al passato” e non poche critiche all’interno della Chiesa stessa. Scriveva Ratzinger nella lettera di presentazione ai vescovi: «Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto»

2019, gli “appunti” sulla pedofilia. 18 pagine di analisi limpida sulla piaga degli abusi nella Chiesa. Benedetto XVI mette nero su bianco che «della fisionomia della Rivoluzione del Sessantotto  rientra anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente». E’ il dilagare del relativismo che concima il terreno in cui si annida la pedofilia, dunque. Ma a questo si aggiunge «un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società». E poi scriveva ancora «Ci sono beni che sono indisponibili. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. Dio è di più anche della sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita. Il martirio è una categoria fondamentale dell’esistenza cristiana»

Applaudita o meno, questa è parte della sua eredità. (foto: Imagoeconomica)

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