sabato 31 ottobre 2020
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NEWS 6 marzo 2017    
C’è vita (e Chiesa) in Sud America. Il Perù si mobilita contro il gender nelle scuole

di Federico Catani

 

Il Perù si rifiuta di subire l’imposizione dell’ideologia gender nelle scuole da parte dello Stato. E così, dopo mesi e mesi di battaglie in tutte le sedi e con tutti gli strumenti possibili, dalle piazze alle aule del parlamento, dai giornali alle tv e dai pubblici appelli alle petizioni, sabato 4 marzo oltre 1 milione e mezzo di peruviani hanno manifestato in tutte le 24 regioni del Paese scendendo in strada.

Si è trattato di una mobilitazione massiccia e incredibile, promossa dal movimento “#Conmishijosnotemetas” (ovvero “Lascia stare i miei figli, non metterti contro i miei figli”).

Nella capitale Lima ovviamente si è raccolto il maggior numero di persone, di ogni categoria sociale, età, confessione religiosa e appartenenza partitica, tra cui anche molti politici.

Come è noto, il governo peruviano, a partire dall’anno scolastico incipiente, ha deciso di modificare il Curriculum Nazionale delle scuole in base ai principi della teoria gender. Il che riguarderà soprattutto i minori, sin dalla più tenera infanzia: una vera e propria colonizzazione ideologica, mirante a fare il lavaggio del cervello alle nuove generazioni.  Oltre a ciò, l’esecutivo ha palesemente violato il prioritario diritto dei genitori e delle famiglie di educare i figli in base ai valori in cui credono.

Il presidente Pedro Pablo Kuczynski, che si professa liberale, in realtà sta eseguendo l’agenda gender imposta dagli organismi internazionali e dalle lobby LGBT, infischiandosene della volontà popolare e delle convinzioni della stragrande maggioranza del suo popolo.

Beatríz Mejía, una delle portavoce di #ConMisHijosNoTeMetas, ha auspicato un passo indietro del presidente su questo tema. Massiccia la presenza del mondo cattolico, compresa la gerarchia ecclesiastica, che oltretutto ha ricordato un altro importante appuntamento: la Marcia per la Vita del prossimo 25 marzo.

I manifestanti hanno protestato pacificamente e non hanno perso l’occasione di criticare aspramente i mass media, rei di ignorare o minimizzare eventi del genere (un fenomeno comune anche in altri paesi del mondo).

La società civile del Perù si conferma sana e combattiva. Il potere politico vorrà ascoltare i cittadini?

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