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Caccia alle streghe, un mito letterario che dilaga nel Rinascimento
NEWS 25 Ottobre 2023    di Fabio Piemonte

Caccia alle streghe, un mito letterario che dilaga nel Rinascimento

La caccia alle streghe non è un retaggio degli ‘oscuri secoli’ medievali, ma un fenomeno che dilaga nel Rinascimento e in età moderna. Infatti «nel Rinascimento, in Italia e oltre, i resoconti classici della stregoneria cessano di essere solo storie, come erano stati in precedenza, e sono invece usati per attestare la realtà dei poteri delle streghe. Non solo la stregoneria fu presentata e percepita da molti come una cospirazione basata sull’alleanza tra le streghe e il diavolo, ma si sostenne che questa “nuova setta” di streghe sia sempre esistita e che le voci riverite di molti autori antichi lo dimostravano».

È quanto evidenzia nel suo recente saggio Maleficia (Carocci 2023, pp. 284) la storica Marina Mastrosanti, rilevando le relazioni tra la stregoneria antica e la sua incarnazione moderna e colmando così anche una lacuna storiografica sul tema. Dalla letteratura di età classica alcune descrizioni di malefici sono state trasmesse attraverso il Medioevo fino al Rinascimento, quando i primi processi italiani richiamano il mito della strix, presente tanto nelle fonti dotte quanto nella memoria e nelle credenze popolari.

Sul piano etimologico la parola strix (al plurale striges) allude allo stridere notturno di uccelli voraci. Tra le fonti antiche le figure di riferimento sono sicuramente la maga Circe, definita da Omero nell’Odissea quale «dea tremenda dalla voce umana» e di cui parlano anche Apollonio Rodio, Ovidio e Virgilio; e Medea, di cui raccontano Euripide, Ovidio e Seneca. Questi ultimi la presentano come una «donna senza sembianze ed empatia umane». In ambito cristiano il Concilio di Elvira (306) nega il viatico a coloro che uccidono un uomo per maleficium, laddove quello di Ancira (314) impone cinque anni di penitenza per il reato di chiedere consiglio ai maghi.

Il mago infatti infrange il primo comandamento e diventa così un maleficus, come osservano i santi Agostino e Isidoro. Il santo vescovo d’Ippona sottolinea che i demoni, essendo soggetti alla volontà di Dio, non possono creare nulla, ma possono far apparire sotto mentite spoglie alcuni beni creati, facendoli sembrare ciò che non sono. Il santo vescovo di Siviglia invece aggiunge che le streghe, attraverso la magia, «agitano gli elementi, disturbano le menti delle persone e uccidono senza far bere nessun veleno, usando solo la violenza degli incantesimi». Secondo la posizione ufficiale della Chiesa tali credenze sono semplici superstizioni e non vere e proprie minacce. Basti pensare che nel 1080 «Gregorio VII in una lettera al re di Danimarca Harald III chiede di risparmiare la vita a donne accusate di sollevare tempeste e diffondere pestilenze in quanto – scrive il pontefice – tali “calamità devono essere considerati atti di Dio che punisce i peccati e non i risultati delle azioni umane”».

 San Bernardino da Siena è uno dei più insigni predicatori contro streghe ed eretici, in particolare la setta del barilotto, così chiamata perché dava da bere da un barile ai suoi adepti le ceneri di un bambino ucciso. Nell’invocare un fuoco purificatore su coloro che pratichino le arti oscure il santo francescano esclama con veemenza: «Doh, facciamo un po’ d’oncenso a Domenedio qui a Siena!». E in effetti i capi di imputazione agli atti dei processi per stregoneria sono tra i più ignominiosi e abominevoli, quali sabba e culto al demonio, orge e omicidi rituali soprattutto di bambini.

Tuttavia, come documenta accuratamente l’autrice, più che il pensiero medievale sono la riscoperta dell’ermetismo e alcuni rivoli del neoplatonismo a contribuire notevolmente alla diffusione delle idee magiche ed esoteriche in età rinascimentale. A tali radici culturali è legata infatti un’opera apologetica di demonologia di notevole successo, la Strix di Gianfrancesco Pico della Mirandola, nipote del più famoso Giovanni, autore della celebre Oratio sulla dignità dell’uomo creato a immagine del Creatore. Infatti, sui temi del potere del demonio e delle metamorfosi dei corpi, ciò che non riescono a compiere su larga scala gli autori classici lo fanno incisioni e xilografie le quali, attraverso la forza delle immagini, raggiungono un pubblico decisamente più ampio comprendente anche gli analfabeti.

Insomma, relativamente alla ‘caccia alle streghe’, al di là della vulgata comune, a farla da padrone sul piano letterario non sono le fonti clericali, bensì «le conoscenze dei laici circa le streghe classiche e le credenze folcloriche sulla stregoneria» che, sedimentate nella memoria di tanti, infarciscono tanto i testi degli umanisti quanto quelli degli stessi processi inquisitoriali (Fonte foto: Facebook)

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