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NEWS 10 luglio 2021    di Giulia Tanel

Dalla boy band a testimone dell’amore di Cristo

Le persone, nel corso della vita, cambiano. A volte in maniera meno percettibile, a volte fanno delle vere e proprie inversioni a U.

Si potrebbe dire che è quest’ultimo il caso di Steven J. Guinell, che forse alcuni potranno ricordare per essere stato membro della band giovanile francese Alliage, attiva tra il 1996 e il 2000, che può vantare di essere uno dei gruppi di ragazzi che ha venduto il maggior numero di album e singoli in Francia.

Allo scioglimento del gruppo, all’alba del nuovo millennio, l’appena ventiseienne Steven stava per abbandonarsi alla disperazione, attanagliato da un senso di sconfitta e sommerso dalle preoccupazioni, non da ultima quella economica. E probabilmente si sarebbe anche perso, se non fosse stato per un consiglio datogli da sua madre… ch’egli ha avuto la prontezza di ascoltare: «Quando eri piccolo avevi fede. Cercala». Ecco quindi l’ingresso in una chiesa a Piccadilly Circus, a Londra, e un’improvvisa e inaspettata sensazione di pace. Nessun fatto strano, nessuna visione, nessuna parola significativa ascoltata, nessun personaggio carismatico a guidarlo: solo una sensazione di tranquillità che riconobbe non venire da dentro di lui, bensì da fuori. Da un Altro.

Da quel primo momento il cammino è stato lungo, faticoso, ma Steven non era solo: aveva dalla sua parte la madre, che si era convertita e già da mesi aveva iniziato a pregare quotidianamente il Santo Rosario per suo figlio nella chiesa di Santa Rita, la patrona delle cause impossibili, a Nizza. Dirà poi Steven in un’intervista video a Famille Chretienne che è stata la conversione di sua madre a permettere la sua. Ma, oltre alle preghiere della madre, anche i sacramenti hanno contribuito a vivificare e consolidare un’adesione sempre più piena e solida alla fede. E questo, naturalmente, è stato affiancato da figure di sacerdoti e laici e da un personale approfondimento della Bibbia, con un particolare riconoscimento di se stesso nel Figliol prodigo, che torna a casa dal Padre e viene perdonato per il proprio passato, che nel suo caso lo ha visto avvinghiato nel mondo della droga, attanagliato dal desiderio di potere e successo, abituato a vivere nella menzogna….

Sotto il profilo lavorativo, dopo la rottura del 2000, Steven inizialmente si sperimenta ancora nel mondo della musica, questa volta tuttavia in chiave cattolica, e nel 2003 pubblica il suo album da solista In Terra. Segue un periodo in cui si dedica alla scrittura, con la pubblicazione di due autobiografie e di un romanzo, fino all’approdo al suo vero grande sogno di sempre: il cinema. Qui si spende dapprima come attore, interpretando ruoli come quello di Gesù in Ben Hur, per poi lanciarsi nel mondo della produzione di film e clip assieme alla moglie Sabrina, anche lei convertita, fondando il 22 ottobre 2012 – giorno della festa di san Giovanni Paolo II – la Krea Film-Makers. «In poco meno di un anno», dirà in un’intervista l’ex musicista, «abbiamo maturato la nostra vocazione: abbiamo voluto dare un senso al nostro lavoro e condividere il nostro amore per Cristo».

Certo, ad oggi il loro è un lavoro “di nicchia”, che mette al centro la fede e argomenti non consueti o spesso equivocati, come ad esempio la vita eterna (Eternam, 2019) o una produzione incentrata sulla Beata Vergine Maria che dovrebbe vedere la luce alla fine di quest’anno (Marie, Porte du ciel: Eternam III). Ma mai dire mai.

Ecco quindi che da icona del mondo musicale giovanile tutto dedito al divertimento e orientato alla conquista del successo, Steven ora è un apostolo della fede, un marito e un padre di famiglia. Ma, lo si capisce dai suoi occhi luminosi, è più felice ora. Ora che lotta tutti i giorni per morire a se stesso, facendo spazio a Dio, nella quotidianità, come sul lavoro: «Lavoro come se fossi in una cappella», afferma oggi. «Offro le mie mani, i miei talenti a Cristo, ed è lui che compone. Io sono uno strumento, senza di esso non si può fare nulla!».


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