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NEWS 28 luglio 2018    di Redazione
C’è un progetto per combattere la famiglia

«Mi sembra decisivo sottolineare che la famiglia non l’abbiamo inventata noi. La famiglia l’ha inventata Dio. La famiglia è un progetto di Dio. Dio ha creato l’uomo e la donna perché fossero culla della vita, e fossero luogo in cui i figli possano crescere e imparare l’alfabeto della vita. Bisogna essere ciechi per non vederlo».

È un passaggio importante dell’omelia tenuta dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della basilica di S. Pietro, in occasione della festa liturigica di Sant’Anna, la mamma di Maria. Si tratta di una festività molto sentita nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, dedicata appunto alla madre delle Vergine, protettrice delle partorienti.

Nella celebrazione tenuta nel pomeriggio del 26 luglio il cardinale ha centrato la sua omelia proprio sulla famiglia, denunciando il «progetto diabolico per combattere la famiglia e in definitiva per combattere il desiderio di Dio”». Ha quindi ricordato come questo progetto fosse stato riconosciuto anche da Eugenio Montale in un suo intervento del 1970, alla commemorazione a Milano del 25esimo anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.

Il poeta disse che «è giusto ricordare quel drammatico momento», ha ricordato Comastri, «nella speranza che non si ripeta mai più. Ma sento in coscienza di dovere di avvisare che sta scoppiando la bomba atomica della famiglia, e forse farà più vittime e più ferite della bomba atomica esplosa ad Hiroshima e Nagasaki. E la bomba la stanno collocando i mezzi di comunicazione, presentando falsi modelli di vita».

Ricordando i passi principali della vita della Madonna, il cardinale ha svelato come Maria fosse stata educata in famiglia dai santi Giocchino ed Anna all’amore di Dio e alla generosità. Su questo terreno naturale ha potuto operare magnificamente la grazia. «Oggi», ha domandato il cardinale, «cosa respirano i figli in casa? Che segnaletica viene data ai figli? La vita è un viaggio, serve una segnaletica quando si cammina. Impegniamoci tutti a riportare nella famiglia un clima di fede convinta, in modo che i figli, guardando i genitori, possano capire quale è la giusta segnaletica» (fonte).


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