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NEWS 15 Marzo 2022    di Redazione

«Celebriamo il martirio di Akash in modo grandioso poiché la Chiesa lo ha messo sulla via della santità»

Dopo la nomina di Akash Bashir a Servo di Dio alla fine di gennaio, ora si attende con impazienza la grande celebrazione ecclesiastica in occasione del settimo anniversario della sua morte avvenuta il 15 marzo.

«Celebriamo il martirio di Akash in modo grandioso poiché la Chiesa lo ha messo sulla via della santità», ha affermato padre Francis Gulzar, parroco della chiesa di San Giovanni a Youhanabad a Lahore, dove Akash ha sacrificato la sua vita per impedire a un attentatore suicida di entrare in chiesa mentre era in corso la messa domenicale.

«Non posso dimenticare il suo sacrificio», ha ricordato padre Gulzar, che stava celebrando la messa in quel giorno. «In quella tragica domenica del 15 marzo, Akash era all’ingresso principale della chiesa di St. John, per eseguire un controllo di sicurezza», ha raccontato il sacerdote. «Akash era in piedi di fronte a lui, cercando di bloccarlo. L’uomo lo ha minacciato, dichiarando di avere con sé una bomba, ma il giovane non si è lasciato intimidire. Lo abbracciò per impedirgli di entrare in Chiesa. L’aggressore si è fatto esplodere, provocando la morte di Akash e di altre due persone», con queste parole racconta il comportamento assunto dal giovane Akash.

Le dichiarazioni delle famiglia ci aiutano a delinearne un ritratto. Akash fu iscritto all’Istituto Tecnico Maschile Don Bosco a Lahore, perché imparasse un mestiere. Pur non essendo uno studente brillante, aveva però un ideale fortissimo: quello di difendere gli altri. Terminati gli studi, avrebbe voluto entrare nell’esercito, ma la sua scarsa istruzione non glielo concedeva. Scelse quindi di aderire alla squadra di sicurezza incaricata della protezione della chiesa di San Giovanni in seguito alla devastante esplosione suicida in una chiesa anglicana a Peshawar che ha ucciso 85 persone nel 2014.
«Usciva per l’incarico nelle prime ore del mattino, a volte verso le cinque, più spesso alle sette o sette e mezza; poi rimaneva per cinque ore a garantire la sicurezza della gente dentro e fuori dalla chiesa», ha spiegato la signora Naz, la madre, che non era affatto favorevole, come gli altri parenti, che lui compisse quel servizio. Quasi scherzando, il figlio le chiedeva spesso: «Se anche morissi, non ti renderebbe orgogliosa se morissi salvando molte vite?». Madre di cinque figli, con Akash al centro della famiglia cattolica, la signora Naz Bano era emigrata a Labore nel 2002 per una vita migliore dall’area di Nowshera, al confine afghano.

«Siamo emozionati e grati al Papa e alla Chiesa per aver messo nostro figlio sulla via della canonizzazione. Attendiamo con impazienza la grande celebrazione del giorno del martirio», ha detto al Register Emmanuel Bashir, il padre di Akash, in una videochiamata con la famiglia. Trapela poi l’umanità del padre quando ricorda le prime reazioni alla morte del figlio «Quando Akash è morto nell’esplosione della bomba, siamo rimasti a pezzi. Ma ora siamo tutti entusiasti. Mi ero opposto alla sua richiesta di fare la guardia volontaria in chiesa (dopo aver frequentato un seminario per laici). Ma ha insistito per unirsi e alla fine abbiamo acconsentito. Ma ora siamo orgogliosi di lui».

«La scena di mio figlio che giaceva in una pozza di sangue mi ha perseguitato a lungo», ha ricordato la madre che si era precipitata in chiesa sentendo il suono dell’esplosione della bomba dalla loro casa vicino alla chiesa. «Ma ora quel dolore è passato e sono felice che mio figlio abbia sacrificato la vita per Cristo. Tutti si stanno congratulando con noi per il suo atto eroico». 

«Dopo la sua morte, diversi giovani si sono fatti avanti per diventare guardie volontarie e anche io ho deciso di unirmi a loro. Molti sono stati ispirati dal suo martirio», ha detto Arsalan, il fratello di Akash.

Il più giovane dei cinque fratelli, Ramish, che aveva appena 13 anni quando Akash morì nell’esplosione della bomba, afferma: «Sono elettrizzato quando tutti parlano di Akash e si congratulano con noi. L’annuncio della nomina a “Servo di Dio” ha commosso molti», ha detto Ramish, che sta frequentando un corso presso un istituto tecnico gestito da una chiesa. «Siamo sopraffatti dalla reazione della nostra gente», ha condiviso Komaish, la figlia maggiore che insegna in una scuola materna cristiana, «la nostra preghiera a Dio ora è di spostarlo velocemente sulla via della santità», ha detto Komaish.

«La storia della Chiesa mostra come il sangue dei martiri abbia aiutato la crescita della Chiesa. Sta succedendo anche nella nostra parrocchia», ha sottolineato padre Gulzar, da nove anni parroco della parrocchia di San Giovanni con oltre 3.500 famiglie cattoliche. Il martirio di Akash, ha osservato, «ha ispirato e motivato molti, in particolare molti più giovani, a venire regolarmente in chiesa». Il martirio sembra non aver procurato paura nei giovani, ma coraggio: «Nonostante gli attacchi, le esplosioni di bombe e le vessazioni ai cristiani, la buona notizia è che non li hanno scoraggiati. Stanno diventando più vivaci e attivi nella chiesa». 

Poiché il processo di canonizzazione è stato avviato per Akash, i cattolici non vedono l’ora di progredire nella causa di Shahbaz Bhatti, un ministro cattolico del governo federale ucciso a colpi di arma da fuoco nel 2011 per aver sostenuto la causa di Asia Bibi, una cristiana incarcerata con l’accusa di blasfemia. «Come nel caso di Akash, stiamo cercando progressi nella causa di Shahbaz», ha detto al Register Michelle Choudhry, che ha organizzato un incontro commemorativo online per Bhatti il ​​2 marzo in occasione del suo anniversario dell’assassinio.

Nel frattempo, il Center for Social Justice, un gruppo di azione cattolica, ha pubblicato una scheda informativa sui diritti delle minoranze religiose in Pakistan. Lo studio completo di Human Rights Observer 2022 sulla triste situazione dei cristiani in Pakistan si concentra sugli abusi della legge draconiana sulla blasfemia del paese, sui matrimoni forzati, sulle conversioni dei cristiani e sulla discriminazione nei confronti delle minoranze nel sistema educativo. Il rapporto formula diverse raccomandazioni tra cui misure urgenti per porre fine alla «violenza della folla in nome della religione» nella nazione a maggioranza musulmana dove, secondo il censimento del 2017 , i musulmani costituiscono oltre il 96% di 213 milioni di persone, gli indù l’1,6%, i cristiani 1,59 %.


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