venerdì 27 novembre 2020
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NEWS 19 ottobre 2020    di Redazione
Cile, disordini e chiese date alle fiamme

Almeno due chiese nel centro di Santiago del Cile sono state bruciate questa domenica dopo la massiccia manifestazione che ha riunito decine di migliaia di persone, nel primo anniversario dell’inizio delle proteste del 2019 e a una sola settimana dal plebiscito per dare vita a una nuova Costituzione. Il primo santuario a bruciare è stata la chiesa di San Francisco de Borja, usata regolarmente dalle forze di polizia dei Carabineros per cerimonie istituzionali, e ore dopo a bruciare era la Chiesa dell’Assunta, una delle più antiche della capitale, con più di un secolo e mezzo di storia.

La chiesa di San Francisco de Borja è stata saccheggiata e alcune delle sue immagini religiose sono state bruciate per strada, mentre quella di La Asunción ha visto la sua cupola cadere a terra consumata dalle fiamme. In prossimità della rotonda, battezzata dai manifestanti come “Plaza Dignidad”, sono stati anche saccheggiati diversi negozi, tra cui un supermercato di una catena internazionale, e sono stati registrati anche attacchi di uomini incappucciati ad alcune stazioni di polizia alla periferia della capitale

Il presidente e il segretario generale della Conferenza episcopale del Cile hanno espresso, tramite dichiarazione, la loro vicinanza a coloro che sono stati vittime di atti di violenza che contrastano con le espressioni di coloro che hanno manifestato pacificamente.

«La stragrande maggioranza del Cile desidera ardentemente giustizia e misure efficaci che aiutino a superare i divari di disuguaglianza; non vogliono più corruzione o abuso, si aspettano un trattamento dignitoso, rispettoso ed equo. Crediamo che questa maggioranza non sostenga o giustifichi azioni violente che causano dolore a individui e famiglie, danneggiando comunità che non possono vivere in pace nelle loro case o nel lavoro, spaventate da chi non cerca di costruire nulla, ma piuttosto distrugge tutto»

Il presidente cileno, il conservatore Sebastián Piñera, che ha trascorso l’intera giornata nella sua residenza, si è recato nel pomeriggio al Palacio de La Moneda – sede del governo- per monitorare gli incidenti, che hanno oscurato una giornata trascorsa per ore in un’atmosfera molto festosa e familiare. Secondo i Carabineros, almeno 18 agenti sono rimasti feriti in diverse parti della capitale. A differenza delle altre settimane, le forze di polizia sono state ritirate per la maggior parte della giornata e hanno iniziato ad agire quando sono iniziati gli eccessi.

Le manifestazioni per l’anniversario si tengono a una sola settimana dal plebiscito per dare vita a una nuova Costituzione. Costituzione attualmente  ereditata dalla dittatura e vista come l’origine delle disuguaglianze che affliggono il Paese. Il plebiscito, che si doveva tenere in aprile ma è stato rinviato a causa della pandemia, cerca di decomprimere la tensione in un Paese fortemente accentrato, che fino allo scorso anno era considerato il più stabile dell’America Latina.

Continua la dichiarazione dell’episcopato:

«Questa domenica, 25 ottobre, i cittadini che vogliono giustizia, probità, superamento delle disuguaglianze e opportunità per potersi sollevare come paese, non saranno intimiditi dalle minacce di violenza e saranno presenti per adempiere alla loro responsabilità civica. Nelle democrazie ci esprimiamo con il voto libero in coscienza, non sotto la pressione del terrore e della forza.
Chiediamo a tutti di contribuire, dalla propria famiglia, lavoro e spazi sociali, con una riflessione che ci consenta di prendere le distanze sufficienti dalla violenza irrazionale e di avvicinarci all’amicizia civica».


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