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NEWS 14 novembre 2019    di Andrea Zambrano
Cile, la violenza anticattolica dei democratici

Eccoli, i democratici. Non ci voleva un genio, infatti si era capito subito che i 30 centesimi di aumento del biglietto della metropolitana di Santiago del Cile non giustificavano la mezza rivoluzione che la capitale cilena sta vivendo da due settimane. C’è un mix di rivendicazioni politiche, tra il castrismo e il bolivarismo, e delinquenza comune che alimenta gli incendi, i saccheggi e le manifestazioni di piazza di questi giorni. Sbagliato agitare il fantasma di Pinochet, così come è sbagliato giustificare le proteste in un Paese comunque ricco, il più ricco del Latinoamerica, ma che subisce uno squilibrio sociale ingiusto a causa di sbagliate privatizzazioni e nazionalizzazioni mai risolte da decenni. Detto questo, che attiene allo sguardo politico, non ci voleva un genio per capire che la protesta fosse condita da un chiaro sapore anticlericale e anticristiano.

Diversamente non si spiega perché da qualche giorno a questa parte i manifestanti “democratici” (sic!) si divertano a saccheggiare chiese, incendiarle e distruggere le immagini sacre. Dopo l’attacco alla prima, la parrocchia de La Asuncion in pieno centro a Santiago, siamo già a sei chiese attaccate, dentro e fuori la capitale. Coincidenze? Rabbia inespressa? Ma di chi? Quale sopruso sociale potrebbe mai generare una violenza così diabolica verso il tempio di Dio? E’ evidente che le cause sono altre e vanno ricercate nella degenerazione di una ideologia comunista, eh sì…a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino ci tocca di ritirare fuori questa terminologia, che si innesta nei settori più violenti e frustrati della popolazione ai quali viene fatto bere dalla Sinistra politica la vulgata della Chiesa privilegiata e protettrice dei ricchi. Metti il cerino dell’anticlericalismo vicino alla benzina dell’insoddisfazione sociale e il rogo è fatto.

Tutto questo ha prodotto devastazioni da guerra civile passate praticamente sotto silenzio dai media mainstream che continuano a raccontare la crisi cilena utilizzando gli occhi degli anni ’70, come se tutte le volte che si scende in piazza davanti alla Moneda ci dovesse essere sempre un fantasma di Pinochet da combattere.

Invece per l’assalto alle chiese, tutti zitti.

L’8 novembre prendono di mira la chiesa dell’Assunzione. Il 10 sono già a Talca a sud di Santiago: i manifestanti (per cosa?) forzano il santuario di Santa Maria Aiuto dei cristiani e distruggono le immagini religiose, prendono i banchi e ne fanno barricate. Il tabernacolo viene violato prima dell’arrivo dei carabineros. Il vescovo locale fa una conferenza stampa per esprimere tutto il suo dolore e annunciare una Messa di riparazione mentre la comunità dei salesiani prega.

Lo stesso giorno a Viña del Mar i “pacifici” manifestanti prendono di mira la parrocchia di nostra Signora degli Angeli. Le statue di Sant’Espedito e Santa Teresa delle Ande vengono distrutte. Stessa sorte per le finestre e le vetrate del tempio cattolico mentre i muri sono imbrattati. Restando in zona, a Valparaiso ignoti a volto coperto irrompono nella cattedrale di San Giacomo e in quella di Punta Arenas, intitolata a Santa Teresa delle Ande.

Infine, ieri l’altro, tornando a Santiago, viene data alle fiamme la chiesa della Vera Cruz che ospita un frammento reliquiario del sacro legno del Golgota. La reliquia è stata messa in salvo prima dell’arrivo dei balordi, ma i danni alla chiesa sono ingenti. Le fiamme sono state riprese dalle televisioni e sono diventate l’ultimo scandaloso simbolo di una violenza irrazionale e diabolica mascherata da protesta. Che la stampa mainstream e laicista per comodità politica non vuole vedere né denunciare perché ciò che ferisce il sentimento cristiano della popolazione non merita che due righe in cronaca.

Vuoi scommettere che se avessero attaccato dei simboli buddisti o delle moschee, avremmo visto i titoloni sui giornali?


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