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NEWS 11 aprile 2019    di Andrea Zambrano
Cina, distruzioni di chiese e pressioni su chi non si allinea alla “chiesa patriottica”

Ancora chiese demolite. E’ il costante stillicidio proveniente dalla Cina comunista che testimonia come l’accordo sino-vaticano, mai reso pubblico nei dettagli, stia portando il peso maggiore sulla bilancia dalla parte del governo cinese. Questa volta ad essere rasa al suolo è una chiesa a Qianyang nella diocesi di Fengxiang. Secondo quanto riferisce il sacerdote blogger Shanren Shenfu “i fedeli locali hanno tentato in tutti i modi di proteggere la chiesa dalla demolizione. Tuttavia, dalle grida di dolore e lamenti di alcuni fedeli presenti, si capisce che i tentativi sono stati vani”.

Finisce così la speranza di questi fedeli di veder conservato il loro luogo di culto costruito a prezzo di donazioni da parte dei fedeli stessi e comunque sotto gli occhi delle autorità, tanto che uno di loro doveva essere presente all’inaugurazione. Dai video girati dai missionari si possono vedere le lacrime dei sacerdoti che hanno assistito alla scena della demolizione.

Shanren Shenfu ha espresso un parere che sa di testimonianza al limite del martirio: “Noi che viviamo all’interno della Chiesa cinese non osiamo più avere grandi aspettative, poiché ci è stato annunciato di dover ancora fare un lunghissimo cammino, e su richiesta della Santa Sede, siamo noi – parte della Chiesa cinese – che dobbiamo saper essere pazienti e fare dei sacrifici concreti”.

Attualmente la Santa Sede ha legittimato, secondo i propri regolamenti, sette vescovi già scomunicati e ha chiesto ai due vescovi ordinari di cedere la propria carica a due vescovi appena riconosciuti. “Nonostante ciò – ha insistito il sacerdote sentito da Asia News -, alla luce di quanto accaduto finora, non abbiamo mai visto le autorità ufficiali rallentare la morsa sulla Chiesa cinese”.

Ma c’è di più: si scopre che il vescovo della diocesi di Mindong ha ceduto la propria carica per l’unificazione della diocesi, ma i sacerdoti sotterranei non sono stati ancora riconosciuti. Addirittura, il governo cinese è arrivato ad offrire a coloro che si iscrivono all’Associazione Patriottica ben 200mila yuan (circa 27mila euro), affinché l’annessione della diocesi di Mindong possa riconciliarsi con successo.

Tempo quattro giorni, è notizia di ieri, e anche il santuario di Mujiaping nella stessa diocesi di Fengxiang, è a rischio distruzione. All’appuntamento si sono presentati 600 funzionari del governo cinese che hanno trovato ad attenderli 200 fedeli, appostati sulla scalinata che porta alla chiesa per difendere il santuario. “Siamo disposti a dare la nostra vita”, ha detto uno di loro.

Ma lo stillicidio non è finito: i funzionari hanno annunciato di voler distruggere altre tre chiese nella zona.

“La violenza che sta travolgendo le chiese di Fengxiang – riferisce Asia News – ha una precisa ragione, confermata dai fedeli: le autorità vogliono che i luoghi, le persone, i sacerdoti e il vescovo appartengano all’Associazione patriottica, l’organismo di controllo del Partito comunista, che vuole edificare una Chiesa “indipendente” dalla Santa Sede. “Se non vi iscrivete, distruggiamo tutto”, avrebbe detto un funzionario.

Poi c’è il caso di monsingor Vincenzo Guo Xijin che rischia di non poter celebrare la messa crismale del Giovedì Santo perché l’Ufficio affari religiosi e il Fronte unito non lo riconoscono come vescovo. Fino a pochi mesi fa, mons. Guo era vescovo ordinario di Mindong (Fujian), riconosciuto dalla Santa Sede, ma non dal governo. In seguito all’accordo fra Cina e Vaticano e all’eliminazione della scomunica al vescovo ufficiale Vincenzo Zhan Silu (foto 2), su richiesta di papa Francesco egli ha accettato di essere retrocesso a vescovo ausiliare per lasciare la sede di ordinario a mons. Zhan. Le autorità cinesi continuano però a non riconoscerlo come vescovo e bollano il suo ministero come “illegale”.


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