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NEWS 17 dicembre 2015    
Cina, il nuovo giro di vite del governo comunista contro le religioni. teme il collasso e reprime le fedi

di Bernardo Cervellera, P.I.M.E.

 

Il Ministero per gli affari religiosi (più precisamente: l’Amministrazione statale per gli affari religiosi, Sara), ha comunicato sul suo sito che è in preparazione un summit a livello nazionale sulle religioni, in cui si metterà a tema una revisione dei regolamenti che governano il controllo sulle fedi. Molti cristiani interrogati da AsiaNews temono che esso porterà maggiore buio sulla vita delle comunità, costrette a soffocare in limiti sempre più pesanti.

Chen Zhongrong, vicedirettore della Sara, ha dichiarato che al summit si parlerà della formazione “intensiva” dei responsabili religiosi locali. All’incontro dovrebbe essere presente anche il presidente Xi Jinping.

La data non è stata ancora comunicata in modo ufficiale; qualcuno dice che esso avverrà entro la fine dell’anno. Ad ogni modo, già da tempo qua e là vi sono stati incontri preparatori. Dall’inizio dell’anno, Yu Zhengsheng, membro del Politburo e già successore di Xi Jinping a segretario del Partito di Shanghai, ha compiuto diverse visite a rappresentanti delle cinque religioni ufficiali (buddismo, islam, taoismo, protestanti, cattolici). In gennaio egli si è recato a Baoding, dove si trova una forte presenza della comunità non ufficiale cattolica. Egli ha anche presieduto una riunione della Commissione per gli affari religiosi della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cpcpc).

Finora Xi Jinping non si è quasi mai espresso sulle religioni, ma lo scorso maggio egli ha incontrato il Fronte unito (i rappresentanti di tutte le organizzazioni sociali al di fuori del Partito comunista). Nel suo discorso egli ha insistito sulla “sinicizzazione” delle religioni e sul potenziare l’indipendenza da forze straniere. Solo così esse potranno sopravvivere in Cina.

 

Da anni il Pcc soffre di una sindrome da “collasso alla maniera sovietica”, temendo di finire come il Partito comunista in Russia. Ne ha parlato spesso anche Xi Jinping, mettendo in guardia da ogni “revisionismo” e da ogni critica alla storia del Partito.

La Cina ha sempre guardato con terrore alla fine dell'impero sovietico. Nell'89, alla caduta del Muro di Berlino, l'analisi del Partito dava la colpa del collasso a Solidarnosc, alla Polonia e a papa Giovanni Paolo II. E per questo da allora Pechino ha rafforzato la repressione contro sindacati liberi, contro tentativi di autonomia regionale, contro la religione cattolica e le religioni in genere.

Dopo il massacro di Tiananmen, il Pcc ha cercato di giustificare il suo potere concedendo benessere economico alla società. Ma il mondo che ne è emerso è pieno di giganteschi squilibri economici, inquinamento, ingiustizie, violenze, corruzione e ormai il sostegno della popolazione è divenuto esiguo. Per questo è in atto una lotta contro qualunque soggetto che getti ombra sul potere del Partito: intellettuali, blogger, giornalisti, avvocati per i diritti umani e… religioni.

La paura verso le comunità religiose è ancora più acuta perché l’adesione alla fede è penetrata ormai anche fra i membri del Partito, tanto che pochi mesi fa è stato emesso un divieto per tutti i quadri di praticare una qualunque esperienza religiosa.

Le conversioni e il ritorno alla pratica della fede si diffondono ormai come “zizzania” nella società cinese tanto da rovesciare le quiete statistiche del governo. Secondo Pechino infatti in Cina vi sono solo 100 milioni di credenti appartenenti alle cinque religioni ufficiali. Ma già  nel 2007  alcuni professori dell’università Normale di Shanghai avevano pubblicato sul China Daily un sondaggio da cui risultava che i credenti si aggirano sui 300milioni e più.

Ciò che è triste è che oltre alla sindrome da “collasso stile Urss”, Pechino sembra soffrire anche di una sindrome da “suicidio”: nel tentativo di eliminare o soffocare le religioni – e in particolare le comunità cristiane – il Partito cancella l’unica possibilità di ridare senso e coesione alla società cinese, ormai prostrata da decenni di materialismo, individualismo, sospetti, conflitti e vuoto esistenziale.

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