venerdì 02 dicembre 2022
  • 0
NEWS 11 Ottobre 2022    di Raffaella Frullone

Con un colpo di coda il Governo Draghi vara un ddl Zan mascherato

Con il Consiglio dei Ministri della scorsa settimana, l’ultimo della legislatura, il Governo Draghi, quello “dei migliori”, quello in carica solo per il “disbrigo degli affari correnti”, quello che un giorno sì e l’altro anche non smette di ricordarci che tra guerra, crisi energetica e pandemia siamo in un disastro senza precedenti, ha pensato bene di varare nientepopodimeno che “La strategia nazionale Lgbt+ 2022 – 2025”. Una strategia che arriva ovviamente dall’Unione Europea e che dal 2010 porta avanti  “i valori dell’Occidente” attraverso iniziative arcobaleno che poi vengono riversate sugli Stati membri. Prima era solo Strategia Lgbt, poi Strategia Lgbtqi, ora, nella versione 2022, per essere maggiormente inclusiva ovviamente, è stato aggiunto il “+” per includere gli altri ennemila generi.

Si tratta di un piano che prevede una serie di azioni da intraprendere nel prossimo triennio per garantire e ampliare i “diritti della comunità lgbt+”. Secondo Il Giornale un dossier «che stava a cuore al presidente del Consiglio uscente».

L’amaro servito a pasto formalmente concluso porta la firma del ministro Elena Bonetti che spiega come la strategia ci venga «chiesta dall’Europa» e che il testo è vincolante, poi twitta: «Poca ideologia, tanta concretezza a garanzia dei diritti e delle pari opportunità». In realtà di ideologia ce n’è tantissima, ma dobbiamo darle atto che non manca la concretezza. Il testo prevede infatti interventi negli ambiti più diversi, dalla salute all’educazione, dallo sport alla sicurezza, dalla comunicazione al lavoro finendo con le carceri. Nero su bianco troviamo incentivi alle aziende che assumono persone cosiddette transgender, doppio libretto universitario, norme contro quelle che vengono chiamate“terapie di conversione”, congedi parentali per coppie formate da persone dello stesso sesso e ovviamente norme “anti discriminazione” che vengono declinate nei modi più disparati.

Massimo Gandolfini, presidente dell’Associazione Family Day, sottolinea la portata liberticida del testo che definisce un ddl Zan “mascherato”. «C’è il serio rischio – afferma – che un giornalista non possa più dire, salvo essere accusato di omofobia, che un bambino ha il diritto a non essere venduto tramite la maternità surrogata, che ha bisogno di un padre e una madre e che non deve essere esposto a strampalate teorie gender che indicano, anche ai bambini molto piccoli, più di 50 generi di riferimento a cui aderire». Dalle fila di Fratelli d’Italia parla Isabella Rauti, che interviene sul metodo: «Giudico grave che il governo uscente presenti una strategia nazionale pluriennale alla vigilia della nascita di nuovo esecutivo e di un nuovo Parlamento». Sulla stessa linea Simona Baldassarre, della Lega: «Per via amministrativa si interviene su questioni che dovrebbero spettare al nuovo Parlamento eletto». Dalle fila di Pdi Interviene anche la neoeletta Eugenia Roccella: «Ricominceremo tutto da capo, con la nostra linea».

Difficile ricominciare da capo con certe eredità, come il Timone ha già scritto diverse volte, il nuovo esecutivo parte tutt’altro che libero. Auspichiamo e chiediamo che faccia di tutto per invertire la rotta ormai segnata che abbia il coraggio di fare inversione a U, ma verosimilmente potrà solo fare argine alla marea montante, e già sarà tanto se lo farà in modo netto. Il primo banco di prova potrebbe essere la nomina del Ministro dell’Istruzione, per arginare la marea arcobaleno che si riversa sui ragazzi a scuola. Ma su molto altro ci sarà da alzare i famigerati muri, per esempio sull’utero in affitto. La partita è appena cominciata.