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NEWS 24 Maggio 2022    di Giulia Tanel

Rischio carestia, la fame come arma

La guerra in Ucraina, per quanto ad oggi veda i combattimenti realizzarsi in un fazzoletto di terra piuttosto circoscritto, ha tuttavia ripercussioni altre che interessano il mondo nella sua globalità. E questo non solo, e non tanto, a livello di parole, di dialoghi e azioni più o meno diplomatiche, o di venti di paura, quanto a un livello molto concreto: basti guardare al fronte umanitario, o al versante economico e industriale, in primis con tutte le questioni legate alle materie prime e con l’inflazione che galoppa… ma anche alla sempre più concreta possibilità che si vada a breve profilando una vera e propria emergenza alimentare globale, che fa seguito al già consistente aumento del costo registrato dei prodotti alimentari, stimato a circa un +30%, secondo quanto affermato da António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza su crisi alimentare e conflitti. Guterres che ha anche dichiarato: «Conflitto significa fame»… e non solo per i Paesi direttamente coinvolti.

IL PROBLEMA DEL GRANO

In particolare, il problema principale si concentra sul grano, oltre che sui semi di girasole, sull’orzo e sulla colza. Infatti, l’Ucraina – e con lei la Russia, andando tra i due Paesi a coprire ¼ della produzione globale – è tra le “riserve di grano” più importanti, ma ora la sua catena di produzione e l’export sono fortemente compromessi: di qui, sul lungo periodo, la carenza. E, dato che piove sempre sul bagnato, proprio quest’anno la produzione di grano che normalmente avviene in altri Paesi subirà una contrazione, soprattutto in relazione al clima: tanto che l’India – il secondo produttore di grano al mondo – ha bloccato le esportazioni, a tutela del proprio mercato.

E così lo spettro di una crisi globale si fa sempre più concreto. Tanto che, stando solo a questi ultimi giorni, non sono stati pochi gli articoli pubblicati sui media dedicati al tema, spesso in relazione a dichiarazioni pronunciate dai massimi vertici in materia. Il tutto, ovviamente, con titoli un po’ urlati ma, in questo caso, forse a ragione; stando solo al panorama italiano troviamo: Ucraina, Kiev: “Rischio più grande carestia della storia”, scrive AdnKronos; La via del grano è interrotta: chi nel mondo è a rischio fame, fa eco il Corriere; Crisi alimentare globale nel 2022, cresce l’allarme. Perché riguarda anche l’Italia, scrive il Quotidiano nazionale; e via di questo passo.

ESPORTAZIONI BLOCCATE

Che il problema sia concreto, lo dicono i numeri. Stando alle dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura ucraino Mykola Solskiy, prima della guerra il suo Paese esportava 5 milioni di tonnellate di grano al mese, utili per sfamare 400 milioni di persone nel mondo: ad aprile invece l’esportazione totale è stata un quinto, con solo un milione di prodotto spedito all’estero. «Almeno 44 milioni di persone in 38 paesi sono a un passo dalla carestia», ha affermato ancora il già citato Guterres, mentre altre fonti parlano di «allarme carestia in 53 Paesi». In particolare, a rischio sono i Paesi più poveri, già in difficoltà, soggetti coinvolti nel Programma alimentare mondiale (Pam), che vedeva l’Ucraina fornire il 50% del grano.

D’altronde il 98% del grano esportato passa per il porto di Odessa, dove attualmente sono stoccati 20 milioni di tonnellate di cereali, e l’ipotesi di un’esportazione ucraina via terra, in particolare via rotaia, è attualmente impraticabile. Nel frattempo, riporta FanPage, il G7 sta provando a fare in modo «di far viaggiare i beni su 10.000 camion dall’Ucraina ai porti rumeni e baltici, per poi far partire da lì le navi per tutto il mondo», ma l’effettiva fattibilità non è scontata. Nel contempo, il dialogo tra Russia e Usa non è interrotto, e questo anche proprio in ragione della consapevolezza del rischio di crisi alimentare globale e l’ipotesi di creare corridoi umanitari alimentari.

PREVISIONI POCO ROSEE

Ma se il problema dell’export appare quello più immediato, è altresì vero che, anche dovesse essere trovata una soluzione, il problema non sarebbe risolto nell’immediato. Il motivo? È molto semplice: la prospettiva è che l’Ucraina – ma anche la Russia – vedrà quest’anno una consistente contrazione della propria produzione: c’è chi parla di una diminuzione totale dei raccolti del 35%. Ergo, magari nel breve periodo i porti ucraini torneranno a funzionare, ma i suoi silos rischiano di rimanere vuoti. Insomma, la questione è molto grave di portata globale. Sarà la storia a scrivere come andrà, ma intanto l’allarme c’è.


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