martedì 02 marzo 2021
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NEWS 15 gennaio 2021    di Redazione
Contro la DaD alle superiori: i genitori lanciano un appello per una scuola in presenza

Mentre siamo in attesa, nelle prossime ore, dell’entrata in vigore del nuovo Dpcm, che pare andrà a colorare tutta l’Italia di arancione, con qualche sprazzo di rosso, e che porterà nuove limitazioni negli spostamenti e nelle attività – commerciali, ricreative, sportive e culturali – consentite o meno, anche a seconda degli orari, un manipolo di genitori ha deciso di lanciare un appello alle autorità affinché gli studenti delle superiori possano fare ritorno sui banchi di scuola.

La possibilità di firmare è aperta a tutti, anche a chi non ha figli. 

A farsene portavoce, sul suo sito ufficiale, è la giornalista Costanza Miriano. Nel testo dell’appello si legge: «Siamo un gruppo di genitori di ragazzi delle scuole superiori, e ci permettiamo di dire che non ci sentiamo solo genitori dei nostri figli, ma anche dei loro compagni, soprattutto di quelli che stanno facendo più fatica in questo momento così duro. Sono loro, i giovani delle superiori, insieme agli universitari e a quelli che vorrebbero affacciarsi al mondo del lavoro, che stanno pagando il prezzo di gran lunga più salato di questa epidemia. Loro, gli unici ragazzi di tutto il mondo chiusi in casa da marzo, i ragazzi italiani dai 14 anni, che si vedono abbandonati e traditi, privati quasi completamente della possibilità di stare insieme, privati di una possibilità normale di studio. La scuola educa, non fornisce solo nozioni: forma al rispetto e allo scambio con figure educative diverse».

Un appello dunque a salvaguardare la salute dei nostri adolescenti – e, oltre alla loro, naturalmente quella degli insegnanti, delle famiglie, degli anziani -: salute che non si gioca su un aut-aut, bensì su un et-et; è infatti giusto e doveroso tutelare la salute fisica, apportando le necessarie misure per contenere il diffondersi del Covid, ma nel contempo non va dimenticata la salute psicologica: lo stare chiusi in casa, senza contatti “di carne”, attaccati a uno schermo, fa male, la scienza ormai è in grado di darne riscontro. «Il rischio per la vita di questi ragazzi», scrivono in merito i genitori, «non è rappresentato tanto dal virus, ma dalla perdita di speranza che abbiamo rubato loro. E come scrivevamo all’inizio, non è solo per i nostri ragazzi che ci stiamo mobilitando, ma per quelli più fragili, per quelli che vivono in nuclei con situazioni difficili: da sempre la scuola, la grande scuola italiana di cui potevamo finora andare fieri nel mondo, ha offerto una rete di relazioni, confronto, occasioni di crescita, appoggio, sostegno. Insomma delle relazioni buone a cui si potessero appoggiare anche i più soli e problematici».

Senza non considerare, in aggiunta, i danni a livello di apprendimento: «Gli esperti parlano di buchi di apprendimento fino al 50%, ma sappiamo che quando si fa una media significa che se ci sono ragazzi che, grazie agli strumenti di cui sono in possesso e magari a una famiglia che li segue e li accompagna, riescono a contenere i danni, ce ne sono molti altri che stanno letteralmente sparendo nella solitudine, nel vuoto di case in cui nessuno può sostenerli, con strumenti che funzionano male, senza nessuno che svolga il prezioso lavoro pedagogico che fanno gli insegnanti, senza l’appoggio e l’amicizia dei compagni».

«Per questo», si conclude la lettera, «vi chiediamo a gran voce: anche in modo parziale, anche a turno, in qualsiasi modo, ma restituite loro il diritto allo studio, al confronto, alle relazioni, a una vita buona che permetta che nessuno venga lasciato indietro. È quasi troppo tardi, qualcuno lo abbiamo già perso. Fermiamo questa pandemia che colpisce i cuori e le intelligenze del futuro del nostro Paese».


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