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Coppie, tradimenti e il nocciolo dell’amore secondo Gaber
NEWS 23 Ottobre 2023    di Maurizio Botta

Coppie, tradimenti e il nocciolo dell’amore secondo Gaber

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo uno stralcio del libro di padre Maurizio Botta, “Famiglia? … basta la parola?”, Esd,pag. 208, € 14,00

Stavo andando a fare qualche giorno in montagna, ero in macchina… Di solito ascolto Radio24 perché ci sono le trasmissioni di Giovanni Minoli che mi piacciono moltissimo. Accendo: puntata su Giorgio Gaber! Ad un certo punto arriva quella canzone lì, Il dilemma: intervista inedita a Giorgio Gaber su quella canzone.
Vi invito a prendere il testo della canzone: leggetela e ascoltatela. Il poeta che l’ha scritta – perché veramente è un poeta – è Sandro Luporini. Al centro di questa canzone c’è una domanda sulla capacità di amare partendo dal dilemma, come dice la canzone, «che è quello di sempre: se aveva o non aveva senso il loro amore». Ed è una situazione di sofferenza, cioè c’è stato un tradimento, anzi, l’ennesimo tradimento da parte dell’uomo, e lei si pone questa domanda: «Stranamente lei si chiese se non fosse un’altra volta il caso di amare, e restare fedele al proprio sposo». Questo è provocatorio nel 1981…

Ma ancora più interessante è l’intervista; lui, in questa canzone, canta così: «Questa voglia di non lasciarsi, è difficile da giudicare; non si sa se è cosa vecchia o se fa piacere. Ai momenti di abbandono alternavano le fatiche, con la gran tenacia che è propria delle cose antiche. È questo il succo di questa storia, peraltro senza importanza, che si potrebbe chiamare appunto resistenza. Forse il ricordo di quel maggio – sta parlando del ‘68 – gli insegnò anche nel fallire il senso del rigore, e il culto del coraggio, e rifiutarono – questa coppia – decisamente la nostra idea di libertà in amore. A questa scelta non si seppero adattare; non so se dire “a questa nostra scelta”, o “a questa nuova sorte”, ma so soltanto che loro si diedero la morte».

E allora dici: colpo di scena, questi due si ammazzano perché ormai è finito il loro amore! No, ti spiega: «Il loro amore moriva, come quello di tutti – tutti gli innamoramenti finiscono, l’innamoramento finisce sempre –, non per una cosa astratta come la famiglia: loro scelsero la morte per una cosa vera, come la famiglia». Allora uno si chiede: ma cosa voleva dire Gaber? Ecco, la cosa meravigliosa è che in questa intervista lui risponde e spiega meglio questa canzone. C’è tutta una parte in cui si racconta di questo periodo degli anni ’70, che arrivava subito dopo il ’68: è una canzone scritta subito dopo questi grandi anni di libertà sessuale, dove è stata messa alla berlina completamente quella che lui chiama la cosiddetta famiglia borghese, che è poi quella da cui, dice, siamo però alla fine venuti tutti.

«Nella canzone – gli chiede Minoli – si usa la parola resistenza». «Sì, ecco, la parola resistenza è proprio il desiderio di resistere a questi “brividini”, a questa sensazione, secondo me del tutto infantile, questo desiderio di essere accettati continuamente, questo bisogno di conferme, questo bisogno, in qualche modo, di esaltarsi nell’innamoramento. E quando questo cade, dici: “Vabbè, dividiamoci, facciamo un’altra famiglia, cinque, sei, dieci”… benissimo. A quel punto lì uno dice – era questa la domanda della canzone –: ma siamo ancora capaci di amare? O invece facciamo finta, proprio in questo trionfo dell’amore, di avere grandi capacità, ma non ne abbiamo? Ecco, questa è la domanda della canzone». […]

C’è un’ultima frase – e concludo –, nella canzone di Gaber, che ha un’apertura, ed è un’apertura secondo me inaspettata. Avete sentito che si parla di questo “darsi la morte”: cioè tu rinunci al “brividino”, e quando rinunci al “brividino” o a un nuovo innamoramento in nome della fedeltà a una cosa viva come la famiglia, tu dici di no a quell’innamoramento, ed è una morte, una morte reciproca. Per una cosa viva, non per un’idea: questa è l’idea centrale della canzone.

Dice così: «For se quel gesto disperato potrebbe anche rivelare come il segno di qualcosa che stiamo per capire»: forse arriveremo a capire che questo gesto che per vivere devi dare la vita è il nocciolo dell’amore.


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