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NEWS 20 aprile 2020    di Redazione
Il corpo del Risorto: ha ripreso la vita che la morte gli aveva sottratto?

Sulle apparizioni del Risorto riportiamo di seguito un brano di Brunero Gherardini tratto da Credo in Gesù Cristo (Edizioni VivereIn, 2012, pagg. 179-181). Il teologo, morto a 92 anni nel settembre 2017, formato alla cosiddetta Scuola Romana, ebbe come maestri il cardinale Pietro Parente (1891-1986) e monsignor Antonio Piolanti (1911-2001) a cui il teologo pratese succedette alla direzione della rivista tomista Divinitas.

Di Brunero Gherardini

I fatti culminati sulla Croce del Golgota eran terminati con la consegna di Gesù, attraverso la sua sepoltura, alla sfera dell’oscuro, dell’invisibile, del non sperimentabile. Con le sue manifestazioni pasquali, Egli si ripropone in quella della visibilità e della costatabilità: la categoria della visione, a qualunque tipo appartenga fra quelli studiati dalla teologia mistica, è quindi nettamente superata; ma superata è pure la categoria dell’apparizione da quella dell’automanifestazione. (…)

Resta tuttavia avvolto nel mistero il vero essere del Risorto. Il suo stesso non far parte dell’omogeneità storica, la Risurrezione dai morti essendo l’eccezione e come tale non integrabile nella detta omogeneità, allontana l’evento pasquale dalla possibilità di controllarlo, definirlo, conoscerlo. L’unica cosa che è possibile dire riguarda la verità e realtà dell’evento, provato e confermato dall’automanifestarsi del Risorto.

In effetti il suo farsi vedere e riconoscere colloca, sì, la Risurrezione nella catena degli eventi storici, ma per rompere la continuità e l’omogeneità naturali: è l’eccezione. (…) D’un unicum mai più iterabile, che con la sua singolarità s’inscrive nelle maglie della storia schiantandole o lacerandone ogni trama di connessioni e di conseguenze logiche. Il farsi vedere e riconoscere, tuttavia, non banalizza l’eccezionalità ed unicità dell’evento, la conferma: è il farsi vedere e riconoscere d’un morto-che-vive. È il miracolo di Pasqua. Il riscontro pasquale del miracolo di Natale.

(…) Ha ripreso la vita che la morte in Croce gli aveva sottratto, o quella che ora è accessibile al controllo di Pietro, della Maddalena, delle pie donne e di tanti altri fratelli è un’altra? E quel corpo (…) è proprio il medesimo? Le domande vengon legittimate dal comportamento dello stesso Risorto, il quale, quando entrò a porte chiuse nel cenacolo degli Apostoli li invitò a vedere e toccare, per convincerli che era proprio Lui in carne ed ossa e non un fantasma (…). Si è dinanzi al fatto nuovo, all’unicum poco sopra ricordato, ad un Corpo che è, prolepticamente, quello e come sarà il corpo di tutti nella risurrezione finale: glorioso.

Che non conoscerà ostacoli fisici di fronte a sé: che entra a porte chiuse, val a dire nello stesso modo in cui era uscito dall’avvolgente bendaggio del sepolcro, pur avendo tutte le caratteristiche di un corpo vivente: membra, sensi, motilità, sensibilità. Le sue son veramente membra umane, i segni delle mani e dei piedi ed il foro del costato son veramente la testimonianza del martirio appena subito, ripeton ai quattro venti che è proprio Lui, Gesù, e non un altro, Lui di cui si può verificare quel corpo che prima aveva, ma che non è più come prima era.

Quello sacrificato sulla Croce è ora il corpo vivificato dal suo Spirito, è diventato esso pure un corpo spirituale. Il corpo glorioso di Lui che vive, perché non è più tra i morti.


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