mercoledì 28 ottobre 2020
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NEWS 3 novembre 2014    
Cosa si impara sulla vita spirituale solo guardando un bimbo che tiene la mano di un genitore

di Andrea Panont OCD

Non ricordo l’emozione di quando tenevo la mano della mamma o del papà. Mi ci rivedo però ogni volta, ed è spesso, che vedo un bambino mettere la sua manina nella mano della mamma.Di solito lo fa con il braccio sciolto, standole a fianco, guardandola spensierato, come di uno che ci sta volentieri e gode quella posizione; ma alle volte lo vedo un passo indietro, con braccio rigido e col volto rassegnato, come di uno che, in contrasto con la mamma, voglia farsi trascinare o fargliela pesare.

Se non ricordo la mano della mamma (del resto, lavorava nei campi e in casa, con otto figli da accudire e, a turno con le altre zie, “governando” una casa di quaranta persone) ho però la grazia di dare e ridare la mia mano a quella di Dio, così ferma e decisa come quella d’un papà e così tenera e soave come quella d’una mamma.

Me ne sento strattonare quando lo faccio distrattamente o malvolentieri, mi sento invece riempire di gioiosa libertà quando, da quelle mani, mi lascio prendere e guidare attento alle varie direzioni che imprimono, gustando i cenni continui di amore e di fiducia che infondono.

Proprio questa mattina il novantenne amico Bonaventura, al telefono mi confida che da tempo ha finito di chiedere a Dio di “star bene”. Ho capito – confida -  che il mio “star bene” non dipende dalla salute, ma sto proprio bene quando, sollecitato anche dalla poca salute, rimango costantemente con la mia mano nella sua mano.

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