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NEWS 22 Febbraio 2022    di Giuliano Guzzo

Crisi Ucraina, le ragioni di Putin. E le questioni di gas

Una partita politica che ne contiene una religiosa e pure una energetica. Osservata da vicino, la crisi tra Russia ed Ucraina, davanti alla quale il mondo intero è col fiato sospeso da giorni, ha la forma d’una matrioska, il simpatico insieme di bambole cave – una dentro l’altra – che è anche il souvenir russo per eccellenza. Proprio così, perché per capire per bene la questione non è possibile non considerare anche l’esistenza di un altro o più livelli, con l’unica peculiarità, in questo caso, che non tutte le bambole della matrioska sono all’origine del conflitto: alcune sembrano causarlo, altre potrebbero scongiurarlo.

Il piano politico

Iniziando con il livello politico, c’è da dire che la gran parte della partita, come noto, si gioca su un tema: l’entrata dell’Ucraina nella Nato, cosa che per la Russia è considerata inaccettabile. Vladimir Putin esagera forse ad impuntarsi su questo? Non si direbbe. Come ricorda difatti pure l’insospettabile Der Spiegel, il più importante settimanale tedesco, alla fine degli anni ’80 l’Occidente aveva dato alla Russia rassicurazioni precise sul fatto che la caduta del Muro di Berlino e la fine del Patto di Varsavia avrebbero condotto al congelamento della Nato e ad una collaborazione tra Est e Ovest con reciproco beneficio dei popoli fino ad allora divisi.

Com’è finita? Der Spiegel ricorda che la mancata fedeltà da quegli accordi fu fatta presente agli Stati occidentali già da Boris Eltsin con un documento risalente al 1993 e «negli anni da quando Eltsin ha inviato la sua lettera, la Nato ha accettato 14 Paesi dell’Europa orientale e sud-orientale nell’alleanza. E il Cremlino si è lamentato di essere stato ingannato ad ogni passo». Per questo, continua la celebre testata tedesca, «proprio di recente, l’attuale presidente russo Vladimir Putin si è lamentato: “Ci avete imbrogliato senza vergogna”». Insomma, perfino giornali non sospettabili di tifare per Mosca riconoscono che Putin ha delle ragioni.

Questo però non ha impedito all’Occidente e in particolare agli Stati Uniti di aver creato una situazione di tensione che, tuttavia potrebbe risolversi per il meglio dato che gli esperti – come ha fatto Mario Arpino, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica in una intervista alla Verità – segnalano che «nessuno vuole morire per l’Ucraina», con la conseguenza che è probabile che «si arriverà a un sistema di accordi per risolvere la crisi». Ma torniamo alla matrioska che ben riflette lo scenario di crisi attuale e che vede contenere anche, benché sui media non se ne parli molto, una faccia religiosa.

Il piano religioso

Solo che, sorprendentemente, la dimensione religiosa della crisi in atto più che motivo di scontro potrebbe diventare terreno d’incontro. Infatti, nonostante gli attriti generatisi da quando, ancora nel 2018, il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli ha concesso l’autocefalia alla Chiesa Ortodossa Ucraina – creando così, di fatto e di diritto, una Chiesa nazionale ortodossa sganciata dal Patriarcato di Mosca –, ora le confessioni religiose si stanno adoperando per la pace. Così assicura, e non c’è motivo di non credergli, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo e padre della Chiesa Greco Cattolica Ucraina.

Si tratta di un elemento rilevante dato che, secondo la vulgata, le religioni sono spesso e volentieri fattori che scatenano conflitti anziché evitarli. Invece quello che, non da oggi, si vede in Ucraina sono chiese che – al di là dei pur significativi appelli per la pace –  si spendono attivamente in varie forme; dal sostegno alla popolazione al supporto psicologico a quanti restano col trauma del conflitto. Insomma, non solo le religioni non sono alla base della crisi in corso, ma si stanno rivelando forze in grado di contenerla se non di portarla addirittura stabilmente sui binari della diplomazia. Non per nulla monsignor Mieczysław Mokrzycki, l’arcivescovo di Leopoli in Ucraina, spera che il Papa «possa presto mettere piede nella terra del Donbas».

Il piano energetico

Il terzo ed ultimo punto di vista attraverso il quale è doveroso guardare la crisi tra Ucraina e Russia è quello energetico. Infatti, se da un lato è vero che già adesso le bollette – in particolare, ahinoi, quelle italiane – son schizzate alle stelle, dall’altro va considerato come l’inizio di un conflitto potrebbe, sotto il profilo delle forniture, mettere letteralmente in ginocchio non solo il Belpaese ma, a ben vedere, un po’ tutta quell’Europa che da Mosca dipende sotto il profilo dell’energia. Sarà per questo che i bene informati sostengono che l’Italia avrebbe inviato un documento informale alla Commissione europea per escludere l’energia dalle possibili sanzioni a Mosca.

C’è di più. Vi sono almeno una decina di Paesi europei – dall’Austria all’Ungheria, alla Croazia alla stessa Germania – che condividono la posizione italiana anche perché, sia pure talvolta in misura minore rispetto alla nostra penisola, di fatto «dipendono» dal gas russo. Ecco che allora la crisi cui stiamo assistendo si configura realmente come una matrioska nella quale, però, le “bambole” che lavorano per la pace paiono essere più numerose – per motivi religiosi ed energetici, essenzialmente – di quante sono all’opera in senso opposto. Basterà questo a scongiurare una escalation bellica? Al momento, nessuno può purtroppo escludere nulla; ma c’è naturalmente da augurarselo.


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