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NEWS 20 novembre 2019    di Giulia Tanel

Cristiani: tra persecuzioni e «doveroso impegno» nella vita pubblica

Nel 2018, in Spagna, sono stati 57 i crimini d’odio commessi contro i cristiani. A certificarlo sono i dati raccolti dall’Odihr (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani), sotto l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), in seguito a segnalazioni della società civile e di organizzazioni internazionali e che sono stati resi noti in occasione della Giornata internazionale della tolleranza che ricorre il 16 novembre.

Un numero importante, che va da un lato associato al costante aumento – perlomeno dal 2014 in avanti, secondo l’Osservatorio per la libertà religiosa e di coscienza (Olrc) – di chiese che vengono vandalizzate e profanate e che dall’altra va posto in relazione al fatto che nello stesso 2018 i crimini d’odio contro i musulmani sono stati all’incirca la metà (29), mentre solamente 8 sono stati i casi di antisemitismo registrati. Il che ovviamente non va a sminuire la gravità degli eventi, ma nel contempo mette chiaramente in luce che i cristiani sono la confessione, allo stato attuale, maggiormente posta sotto attacco. I dati riportati mostrano infatti un inequivocabile aumento della “cristianofobia”, necessariamente legata a una diminuzione della libertà per chi si dichiara discepolo di Cristo. Uno status quo, questo, che pone in allarme soprattutto perché riferito a una società che si professa “democratica” e “pluralista”, ma che vista in ottica di fede non fa che confermare i credenti rispetto alla rettitudine del proprio operato («Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi», Mt 5,11-12).

I CRISTIANI E LA VITA PUBBLICA

Accanto alle considerazioni appena riportate, ad ogni modo, è importante domandarsi quale sia, nell’Anno Domini 2019, il ruolo dei cristiani nella vita pubblica e quale sia la loro capacità di influenzare in maniera positiva una società sempre più secolarizzata e (almeno apparentemente) sempre più impermeabile all’influenza del Vangelo. Una riflessione, questa, che necessariamente interessa moltissimi aspetti, come rilevato in un lungo articolo da Teresa García Noblejas e Miguel Vidal. Per esempio, è importante rilevare come «l’efficienza e il buon lavoro non sono in contrasto con l’essere cattolici», anzi; così come è doveroso interrogarsi su come (e se) utilizzare al meglio gli strumenti tecnologici e i social oggi a disposizione… e questo perché «quando ci prepariamo a collocare i nostri valori, i nostri messaggi nella vita pubblica, è conveniente tenere presente il panorama che troveremo. È necessario partire dalla realtà, analizzandola con il massimo rigore e senza paura». E questo perché, come lo stesso Vangelo in sé suggerisce («Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe», Mt 10,16), per portare il proprio contributo occorrono «immaginazione, creatività, intelligenza strategica. […] Il Vangelo non parla di dialogo, cambiamento di strategia o metodologia, ma presume che i seguaci di Cristo saranno perseguitati perché non hanno taciuto. Perché hanno detto o fatto qualcosa che ai potenti – l'”istituzione”, come si dice ora – non è piaciuto. Sono la dottrina della Chiesa e i messaggi imperativi dei papi, che ci spingono all’azione».

Come disse papa Benedetto XVI: «L’azione dei cattolici nella vita pubblica è “una sfida impegnativa” (Discorso ai partecipanti alla 24a Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici)», ma assolutamente necessaria.


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