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Cristina D’Avena e il «dramma» di una destra che ride. Nel segno della controrivoluzione
NEWS 17 Dicembre 2022    di Valerio Pece

Cristina D’Avena e il «dramma» di una destra che ride. Nel segno della controrivoluzione

La furia social che si è abbattuta su Cristina D’avena, rea di aver partecipato alla tre giorni di festa per i primi dieci anni di vita di Fratelli d’Italia, racconta meglio di tante parole il riflesso condizionato di una sinistra arcobaleno talmente intrappolata nei suoi cliché da non saper più sorridere di nulla. Alla cantante dei Puffi e di Candy Candy non è stato consentito passare impunemente dal Gay Pride al palco della Meloni, tanto che da chi ha fatto della parola “inclusione” il suo mantra, la scomunica è arrivata puntualissima. «Scordati di tornare al Pride, cara traditrice», è stata l’indicazione più delicata rivolta all’artista.

Sembra lontanissimo il tempo in cui furoreggiava la Dandini con la sua squadra di umoristi; tempo in cui si poteva dire, in tutta tranquillità e con malcelato disprezzo, che «i comici di destra non esistono, e quando esistono non fanno ridere». Ora – e questo sembra essere l’ultimo dramma – a ridere è la destra, che in Piazza del Popolo (nella festa di partito intitolata “Dieci anni di amore per l’Italia”) invita Federico Palmaroli, inventore delle “frasi di Osho” e incontrastato re della satira politica. Una destra che anche con l’aiuto di quei cartoni animati gioiosamente impressi nella memoria di chiunque, con Cristina D’Avena festeggia senza complessi e con invidiabile leggerezza.

CASTIGAT RIDENDO MORES? MA LA SINISTRA NON RIDE PIÙ

La verità è che sinistra, per decenni, ha sfornato comici più per una questione psicologica che ideologica: per ridere e prendere in giro bisogna esser sicuri di sé, e per chi si è sempre percepito come moralmente e antropologicamente superiore, il lavoro è venuto sempre facile. Ora che però tutto crolla, che sacchi di soldi vengono trovati a casa dei “buoni” (ovviamente a loro insaputa), ora che viene certificato che molte ONG – simbolo di altruismo fin dai banchi di scuola – «servono a fare soldi» (cit.) sulla pelle di chi dovrebbero proteggere, ora che perfino i protettori dei braccianti, benché muniti di stivali da lavoro, sono nell’occhio del ciclone (e della finanza), ecco che la sinistra si trova in una crisi d’identità come solo ai tempi della Bolognina. È difficile “castigare ridendo” quando il castigante viene terremotato a ogni piè sospinto dalla magistratura, e il castigato, con uno schiaffo morale né studiato né voluto ma tutto nelle cose, canta sereno sulle note di Kiss me Licia. Molto difficile.

SE LA DESTRA NON RISPONDE PIÙ ALL’IDENTIKIT

C’è un altro dato che sembra disturbare molti: vedere una destra che sa essere leggera, autoironica e soprattutto molto lontana dalla rappresentazione ad usum mainstream, per cui per forza di cose cattiva, violenta, dalla faccia truce. Con l’ironia di Osho e le sigle dei cartoni (“ecumenici”, per cui perfetti per confondere le carte) le cose non tornano più. Se a questo aggiungiamo il sorriso spiritoso di Giorgia Meloni, magari mentre tiene in braccio la sua bambina (orrore!) e lo confrontiamo con le seriose, indignate, sussiegose espressioni di una Murgia, una Boldrini, una Cirinnà, l’effetto straniamento è garantito. Una destra che non corrisponde all’identikit può essere un problema. E allora giù altro odio.

Come quello di Stefano Accolla, influente attivista LGBT e collaboratore del Fatto Quotidiano, il quale rivolgendosi a Cristina D’Avena scrive: «Se vai alla festa di un partito popolato di fascisti, alleato con Orban [..] che ha fatto della persecuzione delle persone transgender una battaglia politica qualificante, che si scaglia contro le famiglie arcobaleno, avalli quelle scelte e quei posizionamenti. [..] Per quel che mi riguarda hai chiuso per sempre con la comunità LGBT». La sinistra arcobaleno non fa prigionieri: se al compleanno di Fratelli d’Italia viene invitata a cantare una paladina del mondo arcobaleno (Cristina D’Avena è orgogliosamente anche quello), non può essere così a parti rovesciate. Assolutamente. Scattano riflessi pavloviani che si trasformano in shitstorm e inviti al boicottaggio. Da Guido Barilla a Pino Insegno, è la storia recente del nostro Paese.

«FARE COME SARTRE CON CÈLINE»

Che fare allora? Esistono almeno due linee di azione. C’è innanzitutto chi vorrebbe sfruttare il momento favorevole per un drastico riequilibrio delle forze (mediatiche) in campo. Tra questi ha il merito della chiarezza lo scrittore Matteo Fais, che senza giri di parole parla di “mafia, padrini e padroni”. Questa l’analisi iperrealista di Fais: «Se non sei dei loro, sei fuori, ti fanno fuori – almeno sul piano professionale. Non è un caso che non ci sia più un artista di Destra che ce l’abbia fatta, almeno in Italia. Perché l’arte, tutta l’arte è di Stato, come disse Carmelo Bene, cioè è finanziata con il denaro pubblico da chi lo Stato lo gestisce. Dunque, appartiene alla Sinistra che ne controlla i veri centri nevralgici del Potere – università, scuola, teatri, palasport, sale convegni. Accettando di andare a cantare per Fratelli d’Italia, durante la loro festa, [Cristina D’Avena, ndr] ha firmato la sua condanna a morte».

Per Marcello Fais la soluzione è muoversi in direzione ostinata e contraria: «Di fronte a un Sinistra militarizzata non esiste se non la lotta senza quartiere, dura e senza paura. Bisogna boicottare i loro prodotti, decostruirli fino a mostrare la loro inconsistenza – perché sono inconsistenti, almeno quelli attuali. Sartre non si fece timore di spendersi per veder cancellato il collaborazionista Céline. Noi dobbiamo fare altrettanto con i nuovi Sartre. Se loro cancellano, noi dobbiamo far sparire anche l’ombra».

LA CONTRORIVOLUZIONE NON É L’OPPOSTO DELLA RIVOLUZIONE

Non sembra essere la resa dei conti, però, la via gradita a Giorgia Meloni, che pare invece anelare ad una pacificazione politica. Senza contare che la Controrivoluzione – come già avevano ampiamente scritto sia il pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira che Joseph de Maistre – non si fa con una rivoluzione opposta e contraria bensì con elementi, animi e consapevolezze nuovi. Per Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica, «di fronte al carattere totalizzante, globalizzante dell’errore, si risponde con la riaffermazione globale della verità». Per il conservatore italiano più illustre «non vi erano in Vandea […] fra i sanfedisti, scuole in cui si studiava un catechismo contro-rivoluzionario: vi erano signori, uomini, persone, ambienti che vivevano all’interno di un mondo ordinato, positivamente soddisfacente […]. Amavano l’Ordine, e quindi lo difendevano».

VENDERSI PER UN PIATTO DI LENTICCHIE (O PER UN ASTERISCO)

Mentre l’auspicio è che – saldandosi magari con le fascinazioni tolkieniane già care al mondo di Atreju – la scuola contro-rivoluzionaria si faccia avanti anche in politica (per inciso registriamo che proprio dalla scuola di Alleanza Cattolica proviene Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e tra i politici più apprezzati anche dall’opposizione), succede che una dopo l’altra, le portaerei mediatiche costruite intorno ai comici di sinistra (le stesse che finora hanno catechizzato a reti unificate) vadano affondando da sole. Senza sabotaggi esterni. Diego Bianchi (in arte Zoro), si è infranto con tutta la sua “Propaganda” contro il mito Soumahoro (che ha definito «l’unico vero leader di sinistra»).

Roberto Benigni, dopo una vita passata a sostenere “il sistema”, da anni preferisce Dante, l’Antico Testamento e Papa Francesco. Sabina Guzzanti, colei che in divisa militare riuscì a infierire sul cancro di Oriana Fallaci (ma che dalla scrittrice ormai ridotta all’osso ricevette questa risposta: «Giovanotta, essendo una persona civile io le auguro che il cancro non le venga mai. Così non ha bisogno di quell’esperienza per capire che sul cancro non si può scherzare»), incattivendosi oltre misura si è autoesclusa dall’ambiente dei comici in senso stretto. E così via, in un elenco di defezioni che accompagnano la “defezione-madre”, quella di una sinistra che, per guadagnare un asterisco e una schwa, ha perduto l’anima (Foto: Screeshot YouTube)

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