lunedì 28 novembre 2022
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NEWS 8 Novembre 2022    di Giulia Tanel

Da applausi il Papa che sui migranti richiama l’Ue (che ha colpe grandi così)

Le parole di papa Francesco sul tema dell’immigrazione, pronunciate tra sabato e domenica scorsi, hanno fatto molto scalpore e suscitato svariati commenti, da chi in segno di plauso e da chi di (seppur rispettoso, quasi velato) scetticismo. «Il Mediterraneo è un cimitero senza lapidi, fermiamo il naufragio di civiltà», ha esordito il pontefice in visita nel campo profughi dell’isola greca di Lesbo. «Prego Dio», ha quindi proseguito, «di ridestarci dalla dimenticanza per chi soffre, di scuoterci dall’individualismo che esclude, di svegliare i cuori sordi ai bisogni del prossimo. E prego anche l’uomo: il cinico disinteresse che con guanti di velluto condanna a morte chi sta ai margini».

A seguire, papa Bergoglio ha quindi mosso un altro affondo, richiamando proprio coloro che paiono fare del “disinteresse” la propria cifra programmatica rispetto a questo tema: «Ogni governo dell’Unione europea deve mettersi d’accordo su quanti migranti può ricevere» e «l’Ue deve prendere in mano una politica di collaborazione e di aiuto, non può lasciare a Cipro, alla Grecia, all’Italia e alla Spagna la responsabilità di tutti i migranti che arrivano alle spiagge». Come ha sottolineato il presidente Giorgia Meloni, applaudendo le parole volte «alla saggezza e alla carità» del pontefice, che invitano alla «concordia nazionale e internazionale», «le grandi sfide che abbiamo davanti non si possono vincere se non unendo gli sforzi di tutti gli uomini e le donne di buona volontà».

Insomma, sembra dire il Papa: se l’Europa c’è e rivendica il proprio ruolo su altre questioni, deve assumere gli oneri di mettere sul piatto una politica migratoria che tenga conto sia delle esigenze di quanti lasciano il proprio Paese, sia quelle di chi queste persone si trova ad accoglierle. E questo non solo a parole, servono i fatti, e possibilmente che si concretizzino in maniera più incisiva rispetto al recente passato. Sono infatti anni, ormai, che si parla di ricollocazione dei migranti.

Alcuni numeri esemplificativi della questione? Nel 2015 fu messo in campo un meccanismo di ricollocamento dall’Italia e da altri Paesi europei che si prefiggeva di trasferire circa 160.000 richiedenti asilo: ebbene, fu un flop, dal momento che furono coinvolte nell’operazione solamente 34.700 persone, ossia meno del 22%. L’anno seguente, 2016, le cose non andarono meglio: i ricollocamenti nella prima parte dell’anno ammontavano a un misero 0,64% del totale allora previsto, praticamente nulla. Passano gli anni, ma le cose non migliorano, anzi peggiorano ancora, con, per esempio, il maggio 2021 che vede un miserrimo 0,3% (ossia 20 persone!) dei migranti arrivati in Italia ricollocati in altri Paesi.

La situazione sul tema dell’immigrazione, dunque, appare incancrenita e nessuno ai vertici dell’Unione europea dimostra di avere l’intenzione di assumere la questione con coraggio, a piene mani; la situazione, si potrebbe dire, è pilatesca: chi solo ne ha la possibilità, se ne lava le mani, e lascia ai Paesi bagnati dal mare l’onere di gestire la questione. E questo anche alla luce dell’accordo raggiunto nel giugno di quest’anno tra i ministri dell’Interno dei Paesi dell’Unione Europea per la ridistribuzione dei migranti illegali, che di fatto non fa altro che confermare lo status quo: si tratta infatti di una ricollocazione su base volontaria, con i Paesi Ue che vengono lasciati liberi di accettare o meno di ospitare i clandestini che arrivano via mare.

Quali saranno gli esiti? Alla luce dei precedenti, è facile da immaginare. Invece, un’Europa che sia veramente tale, dovrebbe stimolare tutti i Paesi, nessuno escluso, a fare equamente la propria parte. E in tale ottica, le parole di papa Francesco sono quanto mai opportune. Per l’Italia, certamente, anche alla luce della nuova impostazione del governo Meloni sul tema, ma non solo: in gioco ci sono vite umane.

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