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NEWS 27 Novembre 2015    

Da Kyoto a Parigi, la nuova ideologia si chiama «climatismo». Uno scienziato spiega cos’è

Dalla quarta di copertina de «Il Climatismo: una nuova ideologia», di Mario Giaccio, edizioni 21esimo Secolo (info@21mosecolo.it)

 

Non vi sono dati che provino una correlazione statisticamente significativa fra l’aumento della produzione di anidride carbonica di origine antropica (meno del 5% di quella naturalmente presente nell’atmosfera) e il riscaldamento globale. L’aumento di temperatura, stimato in 0,8 °C negli ultimi 170 anni, è probabilmente legato all’attuale fase geologica di deglaciazione e quindi è di origine naturale. Se si esaminano le procedure con le quali vengono prodotti i report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), si comprende facilmente che tali report non sono documenti scientifici ma “istruzioni politiche”. Una delle conseguenze dell’applicazione del protocollo di Kyoto, basato su una non provata responsabilità umana, è stata la creazione di un mercato finanziario (quello legato ai certificati dei crediti di carbonio) che ha assunto tutte le forme tipiche di detto mercato ed ha fornito agli speculatori ed ai truffatori un aggiuntivo strumento di speculazione e di truffa. Le analogie fra l’attuale sistema dell’IPCC e quello che fu il Club di Roma del 1971 sono impressionanti. Hanno in comune, fra l’altro, l’attribuzione all’uomo di una catastrofe incombente ma non ineluttabile, in quanto l’uomo è ancora in tempo per riprendere il controllo del suo destino modificando i suoi comportamenti. Hanno in comune l’idea che tutta la Terra sia un organismo stazionario e soltanto l’uomo sia in grado di far mutare questo stato idilliaco del pianeta. Probabilmente il climatismo è uno strumento per effettuare prove generali per un governo globale, ovviamente monocratico e non sussidiario.

L’Autore
Mario Giaccio è Professore Ordinario di “Tecnologia e innovazione” e di “Tecnologia ed economia delle fonti di energia” nel Dipartimento di Scienze dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Ha insegnato nelle Università di Bari, Modena, Bologna, Ancona e Milano Bicocca. È stato Preside della Facoltà di Economia di Pescara per nove anni e Preside della Facoltà di Scienze Manageriali per cinque anni. Ha diretto la rivista scientifica Journal of Commodity Science, Technology and Quality, con comitato scientifico e referee internazionali. È responsabile scientifico del Research Centre for Evaluation and Socio-Economic Development, membro dell’United Nation Academic Impact. Ha pubblicato oltre 100 lavori scientifici su riviste sia italiane che internazionali.