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NEWS 12 giugno 2015    
Da Montecassino e San Vincenzo al Volturno, il pellegrinaggio dell’amicizia benedettina

di Giorgio Paolucci

 

Tre giorni di cammino per fare memoria di un'amicizia che affonda le sue radici nel Medioevo, e "parla" all'oggi. Da Montecassino [nella foto] a San Vincenzo al Volturno, entrambi sedi di due antiche comunità monastiche benedettine legate da un'amicizia plurisecolare. Quest'anno, dal 4 al 6 settembre, si terrà l'undicesima edizione del pellegrinaggio a piedi. Un appuntamento promosso dalle comunità di Comunione e Liberazione di Isernia, Termoli e Chieti, in collaborazione con il Centro Culturale Circolo dei Lazzari di Termoli, l'Associazione Uomini in cammino, e la Sezione di Cassino del Club Alpino italiano, che ha messo a punto un itinerario lungo i sentieri di montagna. Un'esperienza che nasce dalla ricchezza ereditata dalla partecipazione alla Macerata-Loreto e, insieme, dal desiderio di far rivivere un'antica tradizione adottando le modalità "imparate" nel cammino marchigiano.

Il Chronicon Vulturnense, scritto nell'undicesimo secolo dal monaco Giovanni, racconta dell'amicizia tra le due comunità benedettine, e delle visite che i religiosi si scambiavano periodicamente attraversando le pianure e le montagne che li separavano. Una consuetudine di cui rimane traccia anche nella toponomastica, come attesta il Passo Monaci, a quota 1900 metri, dove si arriva al terzo giorno di un cammino fatto di preghiere, canti e testimonianze. È durante una di quelle visite, nell'881, che il monastero di San Vincenzo al Volturno viene preso d'assalto e devastato dai saraceni, che fanno strage dei religiosi: i superstiti si trasferiscono a Capua. Attorno all'anno 1000, l'edificio è ricostruito sull'altra riva del fiume Volturno, ritenuta più sicura, ma nel 1300 e nei secoli successivi i terremoti porteranno nuove distruzioni. La costruzione attuale, risalente al 1960, si ispira al modello originario, di cui esistono ancora resti di grande valore archeologico.

Dal 1989 il monastero è abitato da una piccola comunità benedettina femminile proveniente dal Connecticut, retta da madre Miriam. «È una storia popolata da tanti nuovi inizi, che testimonia come la Chiesa possa sempre ripartire anche quando viene ferita, perché è fondata su Qualcosa di più grande delle capacità umane», racconta Alessandra Giacca, una delle promotrici del pellegrinaggio. «Nel 2004 abbiamo voluto porre un segno che fosse memoria di questa continua ripartenza, proponendo un cammino che unisce i due luoghi simbolo di questa antica e sempre nuova amicizia. E l'anno scorso, in occasione della decima edizione, nei pressi dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno, è stata posta una stele marmorea in memoria di don Giussani, con alcune sue frasi. Ricordano il valore dell'esperienza monastica e della compagnia, che oggi svolge una funzione analoga a quella delle antiche mura dei monasteri, e che deve ispirare uno sguardo che faccia percepire l'attrattiva fisica di Cristo dentro il mondo». 

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