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NEWS 22 agosto 2020    di Giulia Tanel

Dal Cile, una nota sulla scuola ai tempi del Covid: «Insegna al bambino la buona via»

Ci stiamo avvicinando a grandi passi verso l’inizio di un nuovo anno scolastico.

A differenza delle estati scorse, tuttavia, quando passato Ferragosto era tutto un conto alla rovescia in vista dell’apertura dei portoni scolastici, quest’anno a farla da padrone è l’incertezza: perché è vero che c’è una data di riferimento per la riapertura, differente per nidi, scuole dell’infanzia e vari gradi delle scuole dell’obbligo, ma è anche vero che non si è ancora certi al 100% di un ritorno in aula, così come non si sa come sarà questo ritorno, tra banchi-autoscontri, entrate a orari scaglionati, mascherine sì e mascherine no, igienizzazione e quant’altro… Le famiglie invocano risposte, ma a quanto pare solo il tempo scioglierà i dubbi.

In tutto questo, sul tema dell’educazione in tempo di coronavirus si è levata dal Cile (che paga 20.000 casi ogni milione di persone, contro i 2.500 italiani) una voce chiara, puntuale, dal profilo molto interessante anche per noi in Italia: quella di monsignor Héctor Vargas Bastidas (foto a lato), Presidente dell’Area Educazione della Conferenza Episcopale del suo Paese.

Con una nota datata 20 agosto (qui il testo integrale), dal titolo Di fronte alle sfide dell’istruzione in Cile in tempi di emergenza sanitaria – «Insegna al bambino la buona via, e anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà» (Proverbi 22, 6), il prelato ha infatti voluto scrivere a tutti i membri delle comunità educative, per incoraggiarli «a perseverare nel servizio che, in tal modo ammirevoli e sacrificali, continuate a fare giorno dopo giorno a favore dei nostri bambini, adolescenti e giovani» e proporre quindi «una riflessione sulle sfide a breve e medio termine che questa situazione richiede».

NUOVE SFIDE EDUCATIVE E DIDATTICA A DISTANZA 

In prima battuta, Vargas Bastidas si interroga su quali siano le capacità che è necessario mettere in campo per affrontare l’inedita situazione generata dal Covid. «In quanto creature aperte alla trascendenza», scrive, «una guida è necessaria per la loro cura e supporto emotivo in questo periodo di reclusione, lavorando sul loro autoapprendimento. Ti invitiamo a promuovere l’auto-motivazione, l’autogestione e l’autocontrollo; un compito di enorme portata e difficoltà, ma essenziale per la loro resilienza e perseveranza». Resistenza alla frustrazione, responsabilità, solidarietà, impegno, sacrificio… sono solo alcuni dei concetti messi in campo.

A seguire, il tema della didattica a distanza: «Il nostro compito è continuare ad adattare i modelli di formazione a uno scenario educativo non faccia a faccia, nonché occuparci di come gli insegnanti affrontano il lavoro dalle loro case». E per fare questo è necessario «discutere visioni educative, cultura scolastica e metodologia didattica, con una nuova visione paradigmatica».

NON SOLO ISTRUZIONE

Ma la scuola non è solo il luogo dove si apprendono nuove nozioni, prosegue il Monsignore. È un contesto educativo a tutto tondo, con le relazioni interpersonali a svolgere un ruolo predominante, ma anche con la messa in campo di sostegni molto concreti a livello di cura, protezione, sostegno emotivo, e talora anche di soddisfacimento dei bisogni primari di alimentazione e salute. Per fare questo è necessario che vi sia una comunità educante coesa, che cammini assieme mettendo al centro ogni singolo bambino e ragazzo.

UNO SGUARDO AL DOPO, METTENDO AL CENTRO LA SOLIDARIETÀ

«Dopo l’emergenza sanitaria», prosegue la nota, «sarà trascendentale spostarsi verso sistemi educativi più flessibili e meno centralizzati nella valutazione, durata del calendario scolastico e curriculum applicabile».

Ad ogni modo, nel tempo presente le persone più fragili vanno considerate con un occhio di riguardo, rafforzando il legame con le famiglie. Un impegno nel quale dal quale la chiesa cilena non si chiama fuori, anzi: «D’ora in poi, secondo le nostre possibilità, mettiamo a disposizione l’aiuto di tutti coloro che compongono l’Area Educazione, istituendo reti di sostegno».

E tutto questo, naturalmente, va fatto non dimenticandosi di affidarsi alle mani materne di Maria: «Possa Lei, in questo momento, essere un aiuto per i cristiani».


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