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NEWS 29 agosto 2020    di Giulia Tanel
Dalla convention repubblicana l’indicazione di un’agenda pro life

Le elezioni presidenziali Usa previste per il 3 novembre sono orami entrate nel vivo, con la convention democratica che si è tenuta la settimana scorsa e con quella del Partito Repubblicano di questa settimana, che hanno rispettivamente visto l’accettazione della nomination da parte di Joe Biden da un lato e di Donald Trump dall’altro.

A caratterizzare la convention del presidente in carica a Charlotte, nel North Carolina – segnata dall’apertura con un momento di preghiera tenuto dall’arcivescovo di New York Timothy Dolan (si veda qui) e che ha visto con sorpresa un lungo, iniziale intervento dallo stesso Trump, che si è subito detto rammaricato «per l’assenza del pubblico» dettato dall’emergenza Covid-19 – è di certo stata l’attenzione, non enfatizzata dai media nostrani, posta sui temi della tutela della vita, del sostegno alla famiglia (Ivanka, nell’introdurre il discorso di accettazione del padre ha affermato: «Mio padre si batte per le famiglie, non per le elite, è il difensore del buon senso, il paladino della gente comune»), della tutela della libertà religiosa, ovviamente sempre nell’ottica di salvaguardare la «grandezza americana», soprattutto tenendosi ben distanti dall’orbita cinese.

L’INTERVENTO DI ABBY JOHNSON

Tra le relazioni più significative in chiave pro life della convention repubblicana, a testimonianza della politica che Trump ha intrapreso fino ad ora (è il primo presidente ad aver preso parte personalmente alla March for Life di Washington – si veda qui) e che intende continuare a portare a avanti, spicca quella di Abby Johnson (qui una intervista esclusiva rilasciata al Timone): quasi quarantenne, è stata direttrice di una clinica della Planned Parenthood in Texas e, nel 2008, era stata anche premiata quale “dipendente dell’anno” dallo stesso colosso abortista. Nel 2009, per una serie di coincidenze, si è trovata ad assistere un medico durante una procedura di aborto su un bambino alla tredicesima settimana: in quell’occasione, vedendo il piccolo nel grembo materno muoversi disperatamente e cercare di fuggire dall’aspiratore che tentava di risucchiarlo, ha capito che fino ad allora aveva vissuto nella menzogna e ha dato una svolta radicale alla sua esistenza, tanto che oggi è una paladina internazionale della difesa della vita, come testimonia il film sulla sua storia di conversione dal titolo Unplanned (portato in Italia grazie alla Dominus Production di Federica Picchi).

Prima della “conversione pro life”, ha affermato la Johnson alla convention, «credevo veramente che stavo aiutando le donne» portando avanti la politica di pianificazione familiare. Ma poi ha aperto gli occhi sulla Planned Parenthood e sulla sua fondatrice: «Margaret Sanger è una razzista che credeva nell’eugenetica», e non a caso l’80% delle cliniche sono situate in zone dove vivono delle minoranze. L’aborto cui ha assistito nel 2009 le ha aperto gli occhi. L’aborto non è una cosa astratta, i «cadaveri dei neonati» sono concreti: «l’aborto per me è reale», prosegue, «ne conosco il suono, ne conosco l’odore».

Qui il video integrale dell’intervento della Johnson

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L’INTERVENTO DI DEDE BYRNE

Un’altra relazione molto significativa sotto il profilo della difesa della vita, ma anche della libertà religiosa, è quindi stata quello di suor Deirdre “Dede” Byrne, della Community of the Little Workers of the Sacred Hearts of Jesus and Mary (Comunità delle Piccole Lavoratrici dei Sacri Cuori di Gesù e Maria) che, prima di indossare il velo nel 2002, si è laureata in medicina ed si è impegnata per 29 anni nella vita militare, prestando servizio come dottore e chirurgo.

«Mentre tendiamo a pensare», ha affermato la suora, «che gli emarginati vivano oltre i nostri confini, la verità è che il più grande gruppo di emarginati al mondo può essere trovato qui negli Stati Uniti. Sono i non-ancora-nati». La vita inizia fin dal concepimento, rimarca quindi “Dede” avvalendosi della sua competenza in ambito medico, e «come seguaci di Cristo, siamo chiamati a difendere la vita contro il politicamente corretto o popolare. Dobbiamo lottare contro un’agenda politica che sostiene e persino celebra la distruzione della vita nel grembo materno» perché «le leggi che creiamo definiscono il modo in cui vediamo la nostra umanità».

Qui il video integrale dell’intervento di suor Deirdre “Dede” Byrne

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