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NEWS 16 Maggio 2022    di Giulia Tanel

Dalla genitorialità alla sessualità, due libri per approfondire

Ci sono dei temi che nella nostra società sono spesso sbandierati, dei quali si parla e riparla, ma che nella realtà dei fatti sono poco – o pochissimo – compresi nella loro profondità.

Tra questi vi sono la sessualità e la responsabilità genitoriale: due aspetti tanto complessi, quanto imprescindibili e ai quali Cecilia Galatolo (nella foto in evidenza), giovane autrice cattolica con già all’attivo 11 pubblicazioni, ha dedicato due libri appena pubblicati: Genitori sta a noi – Dieci passi per vivere meglio in famiglia (Mimep-Docete, 2022) e Voglio donarmi completamente a te – Per un’intimità liberata e liberante (Edtrice Punto Famiglia, 2022). L’abbiamo contattata per scambiare con lei due parole sui contenuti.

Cecilia, partiamo da Genitori sta a noi. Già il titolo va controcorrente, richiamando mamme e papà alla loro responsabilità educativa, oggi spesso delegata a terzi. Il contenuto, poi, centrato sui dieci comandamenti adattati alla vita familiare, osa ancora di più. Come ti è venuta l’idea di questo libro?

 «Questo testo sarebbe esistito anche se non fosse mai stato pubblicato. Potremmo dire che degli “appunti”, miei e di mio marito, si sono trasformati in un libro. Ho solo messo nero su bianco quello che abbiamo imparato noi da altre coppie, da altre famiglie, da esperti in educazione, dai santi, ma anzitutto dalla Parola di Dio, che parla in modo specifico a noi genitori. Quando mio marito lo ha letto, infatti, ha commentato: “Non ho trovato niente di nuovo, niente che non ci fossimo già detti”.

Perché proporre un itinerario sui Dieci Comandamenti? Ecco, spesso, quando facevo l’esame di coscienza, trovavo che avessero molto da dirmi come genitore, che mi aiutassero a vedere cosa stava andando bene e cosa invece dovevo ancora migliorare in questa vocazione particolare. Da qui l’idea di ripercorrere i Comandamenti di Mosè, inquadrandoli proprio e specificamente in relazione alla nostra chiamata educativa.

Un esperimento un po’ ardito, me ne rendo conto, mi appello alla misericordia del lettore…».

I comandamenti, nella mentalità comune, sono delle gabbie, delle costrizioni alla libertà. Invece, nel momento in cui li si vive, si sperimenta l’opposto: obbedendo agli insegnanti di Dio, si fiorisce. Possiamo dire lo stesso per le regole che diamo ai nostri bambini?

«Non so perché associamo le regole ad un male di vivere, dato che è evidente come esse ci aiutino. Cosa ne sarebbe del nostro stare per strada se non rispettassimo le regole? Se tutti passassero col rosso, se nessuno si fermasse per far attraversare i pedoni, se le precedenze non fossero date correttamente? Certo, la regola non deve essere sterile e arbitraria, altrimenti non siamo credibili. Deve esserci sempre un fine, un motivo, un perché. Se i nostri figli imparano a vedere che la regola esiste per permettere a tutti di vivere meglio, probabilmente saranno più propensi a farle proprie, senza vederle come semplici imposizioni esterne. Ovviamente, nessuno è perfetto. Nemmeno i nostri figli. Credo che non dovremmo essere spietatamente severi ed esigenti… Diamo anche loro modo di sbagliare senza ripudiarli o umiliarli a morte!».

 Tra i dieci passi che indichi, qual è quello secondo te più urgente, in quanto più carente, nella società odierna?

«Sinceramente? Io vedo l’urgenza di riprendere sul serio il sesto comandamento. Si fa veramente poco per aiutare i bambini e i ragazzi a scoprire il valore e la preziosità del loro corpo, si parla di sesso ovunque ma troppo poco in famiglia.

Una professoressa di teologia morale mi ha detto: “Una volta ho tenuto un corso con dei seminaristi, perlopiù provenienti da famiglie cristiane. Erano 40. Di loro, soltanto in 3 avevano ricevuto un’educazione sessuale in casa…”

Se non parliamo noi di queste cose ai nostri figli, qualcun altro lo farà! Vogliamo davvero essere sostituiti in una missione così importante?».

Passiamo ora a parlare dell’altro tuo recente libro: Voglio donarmi completamente a te. Anche qui, già con il titolo dai uno schiaffo alla mentalità diffusa…

«Spesso si pensa che appartenere ad un altro significhi schiavitù. Ma l’appartenenza di cui parliamo qui è quella dei cuori. Ed essere uniti nell’intimo significa comunione, non catene. Il dono di sé, poi, implica sempre la libertà, altrimenti non sarebbe un dono. San Francesco diceva che il contrario dell’amore non è l’odio, ma il possesso. L’avverbio “completamente” indica la dimensione definitiva, totale… anche qui, però, non si tratta di ingabbiarsi e di “non essere più liberi”, ma di assumersi liberamente la responsabilità della vita di un altro e di un noi.

So che si ha paura di affidarsi a qualcuno, si teme la definitività. Il matrimonio è spesso guardato con sospetto ed è comprensibile: sono tante le esperienze dolorose che ci circondano. Ma se un dono è revocabile, possiamo definirlo veramente tale? “Ti do questo regalo, però se voglio me lo riprendo”. Questo è un prestito, non un dono. Il segreto non è “cancellare” quel “per sempre” dalla relazione sponsale, per sentirci liberi, ma fare un buon discernimento nel fidanzamento, mettere basi solide, e confidare nella grazia del sacramento.

Il libro suggerisce che è fondamentale anche riscoprire la sacralità dell’atto sessuale… perché il modo in cui viviamo quella sfera ha molto a che vedere con la nostra felicità. D’altronde siamo un tutt’uno di corpo, mente e anima…».

Il libro si articola in domande e risposte, che spaziano dalla castità alla pornografia, dal fidanzamento senza sesso alla convivenza, dall’aborto ai figli che non arrivano, dalla masturbazione al dono di sé nel matrimonio… e altro. Dove hai raccolto le domande e, soprattutto, dove hai trovato le risposte?

«Questa è forse la domanda più difficile, nel senso che rispondere in poche righe mi è veramente difficile. Le domande e le risposte che si trovano nel libro me le sono iniziate a porre io per prima quando avevo solo quindici anni e si tratta di un processo mai concluso (continuo a farmi ancora tantissime domande).

Mi sono sempre interrogata molto sui temi della sessualità, dell’affettività, del matrimonio, del fidanzamento, della castità. Le risposte? Anche qui apriremmo un capitolo lungo almeno 10 anni, ma in breve ciò che a me è servito per capire la strada da prendere sulla sfera dell’intimità è stata la gioia di persone concrete, libere nel cuore e con delle relazioni meravigliose. Se parlo di castità è perché ne ho visti i frutti in dei volti».

Per un’intimità liberata e liberante, recita il sottotitolo. Se dovessi dire un solo segreto, il fondamentale, per arrivare a conseguire questo obiettivo?

«Ricordati che sei amato, che sei amata infinitamente da Dio. E che per essere felice devi imparare da Lui cosa significhi l’amore, anche nella vita di coppia. Io non conosco altra strada».


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