mercoledì 25 novembre 2020
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NEWS 26 agosto 2020    di Giulia Tanel
«Dare dignità ai bambini non nati»: intervista alla promotrice della delibera pro life di Marsala

Il 12 agosto scorso, con una maggioranza trasversale di 23 voti favorevoli su 26 consiglieri presenti in aula, il Comune di Marsala (in Sicilia) ha approvato la delibera di Giusi Piccione (foto a lato), del Gruppo Misto, volta a tutelare la dignità della vita. Il Timone la ha contattata.

Consigliere Piccione, quali sono le principali modifiche contenute nella sua delibera?

«La delibera interessa s’interessa dell’aborto a 360 gradi, tenendo conto del bambino, ma anche della mamma e del papà e del fatto che l’aborto non è solo volontario, ma anche spontaneo. La domanda di fondo è: cosa accade all’embrione, poi feto, dal concepimento alla 28esima settimana? Fino ad ora, il suo corpicino veniva gettato tra i cosiddetti “rifiuti speciali”, ma i genitori avevano comunque la possibilità di chiedere di seppellirlo, anche se in pochi ne erano a conoscenza. Con la delibera approvata un paio di settimane fa, si prova a fare un passo oltre essenzialmente sul piano culturale, andando in parte a modificare il Regolamento cimiteriale: innanzitutto, sostituendo la dicitura “prodotto abortivo” con “bambino mai nato”, con l’intento di scuotere le coscienze e sensibilizzare attorno alle tematiche dell’aborto, dando nel contempo dignità alla vita e andando ad abbracciare la madre e il padre, diventati genitori fin da prima della nascita del bambino; si è poi individuato uno spazio dedicato nel cimitero per la sepoltura dei bambini non nati; infine, è stato modificato il registro dei “prodotti abortivi”, che già c’era, dandogli il nome di “Registro dei bambini mai nati” e dando la possibilità ai genitori di affiancare al numero che già viene assegnato al bambino sepolto anche un nome».

Rimane quindi tutto frutto di una libera scelta?

«Certamente. Tuttavia il punto è che con la delibera si apre un panorama nuovo di gestione dei bambini non nati, anche in termini di sensibilizzazione degli operatori sanitari. Non c’è in questo passaggio la volontà di andare contro la libertà di abortire delle donne o di giudicare chi fa determinate scelte: però il fatto stesso di dire la verità, ossia che quello nel grembo materno è un bambino, apre la strada a una scelta veramente libera, presa con piena coscienza».

Una decisione chiara, volta al sostegno della cultura della vita. Com’è stata accolta dai cittadini di Marsala?

«Il messaggio non è arrivato in maniera chiara ai cittadini, vi è stato tanto parlare che ha un po’ spaesato le persone. Quindi penso che si vedrà nel tempo, perché ora la confusione è tanta. Di fronte a tutto questo personalmente mi sono chiesta: può un bambino mai nato fare tanto rumore? Dopo quasi due settimane dall’approvazione della delibera ancora se ne parla, di certo anche in relazione al tempo storico, alla decisione di Speranza sulla Ru486, al ddl Zan, alle elezioni ormai prossime. Il 26 agosto ci sarà anche una manifestazione di coloro che ritengono la delibera sbagliata, alla quale parteciperanno l’Ande, i centri antiviolenza e altre realtà femministe locali…».

Come spesso accade sui temi della vita, a livello mediatico prevale la cultura della morte, con ampio spazio dato alle posizioni critiche pro “autodeterminazione” e pro 194.

«Ritengo che le critiche facciano parte di un modo di comunicare violento, che è molto usato nell’ultimo periodo per qualsiasi pensiero che non viene condiviso. Le femministe e altri con loro hanno letto la delibera come qualcosa che crea una limitazione all’autodeterminazione della donna, altri l’hanno ritenuta anticostituzionale. Ma io mi faccio una domanda: se per voi non è un bambino, cosa vi importa? Lasciateci seppellire liberamente quello che per noi è vita. Il punto vero è che con la delibera si scuotono le coscienze».

Ci sono anche dati positivi conseguenti alla delibera, che comunque già in sé è un successo?

«Sì, sono stata contattata da diverse persone sia afferenti alla politica, sia a realtà culturali o associative, da Verona, a Trieste, a Pisa, che si sono mostrate interessate alla delibera e che vorrebbero replicarla nei loro territori. Inoltre, a livello personale ho potuto conoscere diverse realtà pro life che mi erano estranee».


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