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NEWS 18 Luglio 2022    di Giuliano Guzzo

Dice che il matrimonio è tra uomo e donna. E viene subito licenziata

Si può essere licenziati e perdere il lavoro solo per aver detto che il matrimonio è tra uomo e donna? Il più elementare buon senso porta ad escludere, anzi a ritenere assurdo uno scenario simile. Eppure è precisamente questo ciò che è accaduto a qualcuno che a ben vedere, secondo i canoni del politicamente corretto, avrebbe tutte le carte in regola per essere intoccabile. Maureen Martin, 56 anni, è infatti una donna di colore, cosa che – considerando l’attenzione quasi ossessiva che oggi si ha per genere e minoranze etniche – avrebbe dovuto metterla al riparo da ogni financo minima discriminazione.

Peccato che la signora Martin abbia un difetto: ritiene che le nozze siano, e debbano restare, una cosa tra uomo e donna. Di più: è arrivata a metter questa sua convinzione in un volantino predisposto per la sua candidatura a sindaco di Lewisham, sobborgo londinese nel sud-est della capitale che a tanti potrà dire poco ma che, con 300.000 abitanti, risulta più popoloso di una importante città italiana come Verona. Ebbene, Maureen Martin ha pensato bene di candidarsi con una sigla cristiana, Christian Peoples Alliance, e di diffondere un volantino dove promette battaglia contro il politicamente corretto.

Più precisamente, la donna si è impegnata a dare battaglia contro «correttezza politica, affermando la verità del matrimonio naturale tra uomo e donna quale elemento fondamentale per una società prospera oltre che come ambiente più adeguato alla crescita dei figli». Apriti cielo. Per questo manifesto, che riprendeva solo i contenuti del suo partito, Maureen Martin è stata sommersa d’insulti su Twitter. Non solo, subito dopo i capi del London & Quadrant Housing Trust (L&Q), uno dei più grandi gruppi edilizi inglesi – dove la donna lavorava in modo esemplare da 13 anni – una quindicina di giorni prima delle elezioni l’ha richiamata sottoponendola, parole sue, «ad un interrogatorio in stile sovietico».

Questo perché erano stata presentate ben tre denunce interne a carico dell’aspirante sindaco: due, pare, da inquilini degli immobili del gruppo e una terza da parte di un ex collega della Martin. Ex collega, sì, perché poi la donna – come sottolinea il Daily Mail, che ha ricostruito l’agghiacciante vicenda – è stata licenziata. Dal maggio scorso è senza reddito e deve provvedere pure al mantenimento dell’anziano padre di 87 anni. «Avevo già deciso che non avrei rinnegato i miei valori cristiani», afferma Maureen Martin, ricordando quell’infernale colloquio in cui le sono stati pure rinfacciati dei tweet critici sulle istanze transgender nello sport. Qualcuno aveva infatti si era messo a passare ai raggi X i suoi profili social, in perfetto stile Stasi.

«O nel Regno Unito abbiamo la libertà di parola oppure no», ha inoltre aggiunto la donna. Che, in questo modo, ha toccato il vero nocciolo della questione: la libertà di espressione, questa sconosciuta in un Occidente che si atteggia a “patria dei diritti umani” ma dove, se oggi affermi quella verità sul matrimonio sposata millenni or sono perfino da pensatori precristiani come Aristotele, rischi il posto di lavoro o, come accaduto alla finlandese Päivi Räsänen, dei processi. Anche se sei donna. Anche se sei di colore. Perché nella società che si vanta di essere laica e di essersi sbarazzata di tutti quanti i dogmi, uno comunque resiste ed appare intoccabile. É quello avvolto nei colori solo apparentemente rassicuranti dell’arcobaleno. (Foto: Facebook)

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