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NEWS 11 Luglio 2022    di Redazione

Dietro le decisioni pro aborto di Ue e Oms c’è un business

Venerdì scorso Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo per facilitare l’accesso all’aborto per le madri che hanno difficoltà a causa dell'”inversione di Roe vs. Wade”, che ha innescato una legislazione protettiva dei nascituri negli stati pro-vita. E il giorno prima, giovedì, il  Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede l’inclusione dell’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, aggiungendo che «ogni individuo ha diritto a un aborto sicuro e legale». La risoluzione ha ottenuto 324 voti favorevoli, 155 contrari e 38 astenuti e invita l’Unione «ad esercitare pressioni e fare del riconoscimento di questo diritto una priorità fondamentale nei negoziati all’interno delle istituzioni internazionali e in altri forum multilaterali come il Consiglio d’Europa, e per difenderne l’inclusione nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo».

Il testo critica quelle che considera limitazioni all’aborto in Polonia, Ungheria, Malta, Slovacchia, Croazia e Italia (dove “si sta erodendo”, dicono) e ritiene essenziale che l’Unione Europea e i suoi Stati membri continuino «a progredire nel garantire accesso all’aborto secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione  Mondiale della Sanità».

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, al servizio dell’aborto 

Nel marzo 2022 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha pubblicato nuove “linee guida” sull’aborto. Lungi dall’aderire alla sua missione di assistere e consigliare gli operatori sanitari, il documento promuove una liberalizzazione completa e senza precedenti dell’aborto. Raccomanda, tra l’altro, la legalizzazione dell’aborto libero e incondizionato fino alla fine della gravidanza, la limitazione della libertà di coscienza degli operatori sanitari e che i genitori non siano informati quando viene praticato un aborto sulla loro figlia minorenne. Questo documento non ha valore giuridico vincolante: non è stato adottato dagli Stati o dal Segretariato dell’Oms, ma da un gruppo di lavoro. Gode, tuttavia, di una grande autorità politica e medica e servirà da riferimento in tutto il mondo.

Per spiegare questa posizione estrema dell’Oms basta considerare chi sono gli autori e gli sponsor delle “linee guida”, nonché l’orientamento storico dell’Oms in merito all’aborto.

Gli autori
Per sviluppare queste “linee guida”, l’Oms ha consultato 121 esperti esterni all’organizzazione. Ebbene, 81 di questi “esperti” [67%] si dedicano al mondo dell’aborto, alcuni anche a titolo professionale. Ad esempio, 11 di questi esperti hanno ricevuto 1,8 milioni di dollari nel corso della loro carriera dalla Society of Family Planning & Sfb Researcher Fund, e 12 hanno lavorato per Ipas [Partners for Reproductive Justice], 7 per il Population Council e 4 per il Center for reproductive rights, tra gli altri. Queste organizzazioni sono le principali lobby dell’aborto.

La fondazione
Il dipartimento dell’OMS dove sono state redatte queste “linee guida” (il Programma di Riproduzione Umana) è finanziato esclusivamente da contributi volontari (provenienti principalmente da alcuni paesi anglosassoni noti per il loro impegno storico nel controllo della popolazione, ma anche dalla Francia) e da fondazioni  private. Tra questi spicca la fondazione dell’investitore Warren Buffett: ha donato 55 milioni di dollari all’HRP nel 2020, ovvero la maggior parte del suo budget. Warren Buffett è un sostenitore dell’aborto e del controllo della popolazione, così come il suo amico Bill Gates, che finanzia anche, e in misura maggiore, l’OMS.

L’istituzione
Il programma di riproduzione umana è un’entità istituita nel 1972 congiuntamente dall’Oms, dalla Banca mondiale, dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione e dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite. È specializzato in questioni di “salute riproduttiva” e fa parte della politica globale delle Nazioni Unite sul controllo della popolazione.

Nella direzione dell’Hrp, un posto di rilievo è assicurato ai principali stati donatori, nonché agli organismi delle Nazioni Unite. Con una particolarità: la International Planned Parenthood Federation (Ippf) è un membro permanente del suo consiglio di amministrazione. Non sorprende che i quadri Hrp siano generalmente scelti tra quelli nella lobby dell’aborto e del controllo della popolazione.

Forse, se si riflettesse più su questi retroscena, si capirebbe meglio la posizione di certe istituzioni sovranazionali sul tema dell’aborto e della vita nascente. Che non è per nulla disinteressata.


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