venerdì 30 ottobre 2020
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NEWS 17 marzo 2020    di Raffaella Frullone
Dio e famiglia entrano nella Costituzione russa

Un altro passo avanti è stato fatto. Ieri la Corte Costituzionale ha dato il via libera alla riforma della carta fondamentale russa voluta dal presidente Vladimir Putin – compreso l’emendamento che permette a Putin, se lo desidera, di presentarsi alle elezioni del 2024 – poiché non contraddice nessuno degli articoli fondamentali della Carta stessa.

In sostanza Putin ha proposto al Parlamento alcune modifiche alla Costituzione che saranno sottoposte a un referendum popolare fissato per il 22 aprile. Coronavirus permettendo.

Tra le proposte c’è quella di inserire Dio all’interno della Carta, opzione che secondo la Corte costituzionale non implica la rinuncia alla laicità dello Stato e non comporterà situazioni discriminatorie o la rinuncia alla libertà di coscienza per i cittadini. Il riferimento alla «fede in Dio, trasmesso dagli avi al popolo russo», spiegano in una nota, non è vincolato «all’appartenenza confessionale», ovvero non fa distinzioni tra cristiani, musulmani o altre religioni. Una posizione in linea con quella della Chiesa ortodossa russa, che tramite il patriarca Kirill aveva chiesto questa modifica spiegando: «La maggioranza dei russi crede in Dio, non solo gli ortodossi ma anche i musulmani e molti altri». L’emendamento per altro ha ottenuto assenso trasversale a livello politico, compreso quello del partito comunista di Gennadij Zjuganov.

Un’altra modifica riguarda il matrimonio.  Il presidente russo aveva dichiarato che mai avrebbe permesso, durante il suo mandato, che madre e padre fossero soppiantate dalle formule «genitore numero 1» e «genitore numero 2», già ampiamente in uso in Italia e in altri Paesi europei. «Finché sarò presidente non accadrà», aveva ribadito, «ci saranno mamma e papà». E così ha proposto la modifica secondo cui «il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna» e la tutela di questo istituto così come di «famiglia, maternità, paternità e infanzia» è sotto la giurisdizione della Russia come Stato.

I media occidentali mainstream non hanno esitato a definire la modifica come volta a discriminare il cosiddetto mondo Lgbt. Tra i tanti si è espresso anche Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, realtà lgbt con sede a Roma, che ha dichiarato: «Purtroppo conosciamo bene le politiche dell’attuale governo russo, che sono fortemente contrarie alle persone gay e lesbiche. Basti ricordare che da qualche anno hanno approvato la legge anti-gay che, con la scusa di vietare la propaganda, va a sostenere chi discrimina i gay e le lesbiche e fa sì che queste persone finiscano senza alcuna tutela». Eppure basta un clic su Google per constatare l’amplissima offerta a Mosca di «locali gay», «gay bar», «gay hotel», «saune gay» e addirittura un servizio taxi dedicato. Per altro uno dei locali più gettonati pare si chiami «Propaganda». Domanda: se il mondo Lgbt fosse veramente senza tutele questi locali esisterebbero? E a proposito di discriminazione: non sono proprio i locali dedicati, per una clientela gay, una forma di ghettizzazione autoimposta?


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