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Fatima e ciò che manca davvero per la pace
NEWS 13 Maggio 2024    di Walsh William Thomas

Fatima e ciò che manca davvero per la pace

13 maggio 1917, Fatima. Torna in libreria per le Edizioni Ares (traduzione e cura di Luigi Vassallo) l’edizione italiana de “La Madonna di Fatima”: la prima, accurata inchiesta e ricostruzione storica delle apparizioni ai tre Pastorelli nella Cova da Iria, scritta dallo storico statunitense William Thomas Walsh. Pubblicata per la prima volta nel 1947 in inglese e tradotta in tutte le principali lingue, si ripropone come lettura fra le più coinvolgenti per gettare luce sui fatti e i protagonisti di questa straordinaria pagina di storia che dal 1917 a oggi continua ad affascinare e interpellare il mondo intero. Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo di seguito alcuni stralci del libro “La Madonna di Fatima”, Edizioni Ares – pp. 328, euro 16

Anche maggio, il mese di Maria, il mese della nuova vita e della gioia, pesò molto sul mondo quell’anno. Il 5 maggio, quasi a dar voce alla tristezza universale e a indicare l’unica fonte di speranza, papa Benedetto XV lamentò, in una lettera memorabile, «la guerra crudele, il suicidio dell’Europa». Dopo aver pregato Dio di volgere i cuori dei governanti verso la pace e aver esortato tutti a purificarsi dai peccati e a pregare per la pace, chiese in particolare che, poiché tutte le grazie sono dispensate «dalle mani della santissima Vergine, […] le suppliche dei suoi figli più afflitti siano rivolte con viva fiducia, più che mai in quest’ora terribile, alla grande Madre di Dio». Disponeva che si aggiungesse alle Litanie lauretane l’invocazione «Regina della pace, prega per noi», […]

È piuttosto improbabile che Lucia e i suoi cugini avessero sentito parlare della lettera del Papa (perché non era stata ancora resa pubblica) quando cinque giorni dopo, il 13 maggio 1917, si recarono alla Serra. Era una domenica insolitamente bella e Ti Marto aveva messo in strada il suo carretto, di buon mattino, per portare sua moglie Olimpia a Batalha, dove avrebbero potuto ascoltare la Messa nella splendida cattedrale e poi fare un po’ di spesa nei vicini mercati domenicali: quello che cercavano in particolare era un giovane maiale da macellare in autunno. Così partirono, abbastanza allegramente, lasciando i bambini ad assistere alla Messa a Fatima. Era quasi mezzogiorno quando Giacinta e Francesco portarono le loro pecore fuori dal patio e sulla strada per la Lagoa, dove come al solito incontrarono Lucia con il suo gregge. Tutti insieme attraversarono i campi fino ai prati che Antonio Abóbora possedeva a Cova da Iria. Mai il cielo immenso fu più azzurro, la terra più screziata di colori pastello. […]

Mentre erano impegnati in questo lavoro, furono spaventati da un lampo così forte che pensarono fosse un fulmine. Senza fermarsi a chiedere come potesse provenire da quel cielo senza nuvole, tutti e tre lasciarono cadere le pietre e corsero a perdifiato lungo il pendio verso un certo leccio, o carrasqueira, circa un centinaio di metri a sud-ovest rispetto al luogo in cui stavano giocando. Avevano appena trovato riparo sotto la sua folta e ampia chioma quando ci fu un secondo lampo di luce.

Di nuovo spaventati, i bambini lasciarono l’albero e si allontanarono verso est, per un altro centinaio di metri. Poi si fermarono stupiti. Davanti a loro, in cima a un piccolo sempreverde chiamato azinheira – alto circa un metro e mezzo, le cui foglie lucide erano ricoperte di pungiglioni, come il cactus – videro una sfera di luce. E al centro di essa si trovava una donna. […]

Il suo volto era indescrivibilmente bello, «non triste, non felice, ma serio», forse un po’ severo, anche se benigno; le mani unite come in preghiera sul petto, rivolte verso l’alto, con la corona del Rosario che pendeva tra le dita della mano destra. […]

I bambini rimasero affascinati dalla luce che la circondava per una distanza di circa un metro e mezzo. «Non abbiate paura», disse lei, con una voce bassa e musicale indimenticabile. «Non vi farò del male!». […]

La Signora stava parlando di nuovo: «Volete offrirvi a Dio, per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, come atto di riparazione per i peccati dai quali è stato offeso e per chiedere la conversione dei peccatori?».

«Sì, lo vogliamo».

«Allora avrete molto da soffrire. Ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto». […]

Poi disse: «Recitate il Rosario ogni giorno, per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra».

Subito dopo cominciò a sollevarsi serenamente dall’azinheira e si allontanò verso est «fino a scomparire nell’immensità della distanza».

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