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NEWS 9 marzo 2019    di Ermes Dovico

Filet-O-Fish, storia di un successo. Legato alla fede

Con il Mercoledì delle Ceneri siamo entrati nel tempo della Quaresima, che come ricorda il Catechismo è uno dei «momenti forti della pratica penitenziale della Chiesa» (CCC 1438), in cui il fedele è chiamato ancora di più a osservare la pratica del digiuno, della preghiera e dell’elemosina nelle forme insegnate da Gesù (Mt 6, 1-18). All’astinenza dalle carni e al digiuno è dedicato in particolare uno dei cinque precetti della Chiesa, il quarto: «Il quarto precetto (“In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno”) assicura i tempi di ascesi e di penitenza, che ci preparano alle feste liturgiche e a farci acquisire il dominio sui nostri istinti e la libertà di cuore» (CCC 2043).

Ebbene, l’osservanza del quarto precetto è all’origine di una storia personale che risale agli anni Sessanta, con protagonista l’imprenditore statunitense Lou Groen (1917-2011). Groen aveva aperto nel ‘59 un McDonald’s in franchising a Cincinnati, il primo nell’Ohio e 69° in totale. Il menù, oltre a bevande e patatine, era basato esclusivamente su hamburger e cheeseburger. Di venerdì gli affari andavano male, perché l’area era in stragrande maggioranza cattolica e il precetto era osservato molto più che ai nostri giorni. Lo stesso Groen, da cattolico, rinunciava alla carne il venerdì e vedeva che quel giorno molte persone andavano in un ristorante vicino, per mangiare un sandwich a base di pesce.

Nel 1962 Groen era arrivato al punto in cui rischiava di dover chiudere l’attività. «Mio nonno stava finendo sul lastrico», racconta la nipote Erica Groen Shadoin in un’intervista al National Catholic Register. Dopo molte ricerche l’imprenditore pensò a «un panino usando halibut con una fetta di formaggio». Era nato di fatto il Filet-O-Fish ma il suo inserimento nel menù non fu immediato perché il grande capo Ray Kroc, cioè colui che aveva trasformato l’originaria idea dei fratelli McDonald nella catena di fast food più celebre al mondo, era contrario. «Non voglio i miei negozi impuzzoliti con l’odore del pesce!», aveva obiettato Kroc, pensando a un’improbabile alternativa: un panino con formaggio e ananas… Groen tenne però duro e lanciò una sfida: i due avrebbero dovuto vendere i loro nuovi rispettivi panini lo stesso giorno e il sandwich vincente sarebbe stato inserito nel menù.

Alla fine il risultato fu: 6 Hula Burger (quello a base di ananas) venduti, contro 350 Filet-O-Fish. L’ingresso nel menù avvenne nel ’63 e la sua estensione a tutto il territorio americano due anni più tardi. Groen salvò il suo negozio, arrivando al culmine della sua carriera a essere proprietario di ben 42 McDonald’s, per poi rivenderli in gran parte alla multinazionale verso l’età della pensione. La nipote Erica è a sua volta oggi proprietaria di 10 McDonald’s e spiega all’NCR che il successo con la grande catena ha interessato altri membri della famiglia, dove pure la trasmissione della fede cattolica non si è interrotta: «La mia fede è stata un’enorme benedizione. Mi ha dato le mie basi per la vita».

Tra gli americani c’è chi di questo sandwich è entusiasta, come la convertita Barbara Golder, che vede nella storia del Filet-O-Fish «la potenza dell’impegno cattolico» ed esorta a fare lo stesso «in altri campi più importanti!». E c’è chi, come Tori Oswald, questo panino non lo gradisce affatto ma nella sua simpatia ha un insegnamento reale da condividere: «Io prendo il Filet-O-Fish i venerdì di Quaresima, spesso perché la considero una penitenza in sé». E aggiunge: «Durante il resto dell’anno, i venerdì offro qualcosa di diverso».

Questo per dire che la rinuncia alla carne, un alimento che in epoche passate erano pochi a potersi permettere, acquista senso se si accompagna a dei pasti sobri e in offerta per la nostra conversione interiore. La quale può essere tanto più favorita dal «digiuno migliore», come l’ha chiamato la Madonna a Medjugorje, cioè quello a pane e acqua, esortando i fedeli in salute a osservarlo il venerdì e pure il mercoledì. Inoltre, come ricorda padre Livio Fanzaga: «La Madonna non ha chiesto soltanto il digiuno della gola, ma anche quello della lingua, quando ha invitato a non mormorare, e quello degli occhi, quando ha invitato a spegnere la televisione».


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