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NEWS 19 Maggio 2021    di don Francesco Capolupo

Franco Battiato, la ricerca gnostica di un senso religioso

“La vita non finisce, finché saremo liberi torneremo ancora. Lo sai che il sogno è realtà”. Potremmo riassumere con questa citazione di Torneremo ancora, l’ultimo singolo di Franco Battiato, morto ieri all’età di 76 anni, una sorta di “annuncio” della sua malattia e di testamento spirituale, che supera lo stesso brano Testamento, dell’album Apriti Sesamo del 2012.

Ho conosciuto Battiato molti anni fa, ero studente all’ultimo anno di Liceo, mi preparavo agli esami di maturità e scrivevo poesie che condividevo con un mio insegnante, il quale, credendoci più di me fece da “postino” facendo pervenire alcune di queste poesie a Battiato stesso che ci invitò a casa sua, a Milo, alle pendici dell’Etna, in una casa bellissima, dove realmente si respirava un clima “soprannaturale”.

Una di queste divenne anche una delle sue canzoni, Tutto l’universo obbedisce all’amore.

Sono sempre stato affascinato dalla sua musica, dai suoi testi, dai suoi silenzi, dalla sua “sicilianità arabeggiante” ed eclettica.

Soprannaturale, questa è la linea di movimento su cui ha camminato Battiato, il soprannaturale; molto spesso, però, il soprannaturale viene confuso nel mondo cattolico, con una specie di passaporto per l’accettazione della Fede.

Per Franco non era così. Non amava le religioni confessionali, amava gli spiriti religiosi che componevano, nella sua esperienza, un misto sincretistico in cui raccoglieva esperienze mistiche del mondo islamico (sufismo), esoterico ed orientale (passando dal cristianesimo di Santa Teresa d’Avila e dei padri del deserto) con i quali faceva esperienza di uno Spirito Assoluto che regola tutte le cose.

Non amava, del cristianesimo, l’elemento fondamentale: l’Incarnazione. L’idea di un Dio che si sia fatto uomo, abbia portato “il peso” dell’esistenza umana per redimerla era qualcosa di assolutamente sconvolgente per lui. Il naturalismo, il panteismo permeati di misticismo lo rassicuravano molto di più.

La sua stessa vita è stata sempre segnata dall’idea che l’uomo dovesse confluire nella piena natura, sfiorando il nulla, perché la realtà è sogno e non esperienza: il sensibile è una “deviazione”.

Ho avuto modo di leggere tanti commenti di uomini di chiesa, di siti e riviste cattoliche che hanno sottolineato questa sensibilità religiosa di Battiato e sicuramente, ogni ricerca religiosa è ricerca della Verità ma la Verità, perché possa essere liberamente accolta, merita rispetto. Il Dio di Battiato non era Gesù di Nazaret e non era la Santissima trinità. L’ateismo che Battiato “combatteva”, anche pubblicamente, era la mancanza di senso religioso nelle persone, non la negazione di un Dio Creatore, fattosi uomo per la salvezza di tutti: per lui la salvezza era la ricerca “gnostica” dello spirito religioso, una ricerca “solipsistica” delle vie metafisiche, percorse in solitaria ricerca.

Credo sia giusto sottolineare questa differenza, per rispetto alla libertà di Battiato e per rispetto della fede cristiana, che non giudica l’anima di nessuno (il giudizio è di Dio) ma propone la strada della salvezza.

Resta, in maniera del tutto indelebile, la grandezza artistica e culturale di un genio della musica, della pittura (Battiato era anche apprezzato pittore con lo pseudonimo Suphan Barzahani), del cinema ed anche del teatro. Un poeta, un ricercatore, un uomo che ha contaminato l’arte musicale e si è lasciato contaminare. Una intelligenza raffinata e una grandissima ironia.

Per lui la mia preghiera ed anche il mio ringraziamento per quanto ho vissuto negli anni della giovinezza.


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